Il Grifo d’oro con l’abbraccio della sua Genova

L’artista scomparso ieri si è impegnato fino all’ultimo in vari campi dell’arte figurativa

Difficile costringere, in qualche modo, Emanuele Luzzati - Lele, ormai da tempo, per tutti - in un solo ambito delle arti figurative: l’artista scomparso improvvisamente, nella tarda serata di ieri, a 85 anni, nella sua casa di Genova, la sua Genova, mentre si dedicava con il consueto, infaticabile impegno a «sistemare» un’altra opera, aveva esplorato con successo tutto quello che la curiosità e l’estro gli suggerivano. È stato pittore, decoratore, illustratore, ceramista, scenografo. A un certo punto della parabola artistica si è dedicato, con particolare passione, anche a «colorare» il cinema: suoi i titoli di testa de «L’armata Brancaleone», con Giulio Giannini con cui avrebbe collaborato anche per «Brancaleone alle crociate» di Mario Monicelli. E proprio Monicelli parlerà del «contributo di Lele come indispensabile alla riuscita e all’originalità del film».
Gliene arriveranno altri, di complimenti meritati, a questo artista fondamentalmente timido, schivo, che non si faceva negare se gli chiedevano di partecipare a una cerimonia ufficiale, o a una mostra - comprese le sue, di mostre -, ma poi preferiva l’intimità del gruppo di amici. Capitava anche che lo tirassero per la giacca, per chiedergli uno schizzo. Che poi diventava un cameo. Ideologicamente era vicino alla sinistra, ma anche in questo se ne stava un po’ in disparte. I riconoscimenti si giustificavano per ben altre ragioni. Fino a quel Grifo d’oro che gli avrebbe consegnato oggi a Palazzo Tursi il sindaco: un omaggio - così l’aveva inteso e apprezzato anche lui - dovuto più che per la fama e i successi, soprattutto per quel legame specialissimo con la città e i concittadini - cui lascia fra l’altro il magnifico Museo di Porta Siberia - che lo consideravano un amico prima ancora che un patrimonio della cultura. Non ha fatto a tempo a riceverlo, il Grifo d’oro, ma ha fatto a tempo a sentirlo addosso. Come un abbraccio. Ricorda ora il sindaco: «Un artista straordinario, una personalità di grande rilievo che ha saputo amare Genova e più di altri ha saputo esprimere questo amore nella sua multiforme attività». Giuseppe Pericu si è dichiarato «molto provato per questa dolorosa notizia che tocca tutta la città». Rende omaggio all’artista insigne anche l’amministrazione regionale: «Una limpida figura della nostra cultura offerta all'Italia e al mondo, maestro instancabile, ci ha lasciato una grande e preziosa produzione artistica» dichiara il presidente Claudio Burlando. E aggiunge: «Ricordo con enorme affetto il lavoro comune per il Teatro della Tosse, in particolare per la nuova sala realizzata nell'ambito delle Colombiane negli anni '90 e la sua mostra al Beaubourg dello stesso periodo. Ci mancheranno molto la sua disponibilità, la sua gentilezza e la sua grande umanità».