Grifo magico, ma attenzione a non perdere il controllo

Che partita, magico Grifo! A troppi Incontentabili di sangue rossoblu non piace Ballardini perché non ride e non si agita. Tradizionale l'abiura: non è da Genoa. Visto che pur avendo la testa conficcata nel pallone si può benissimo non capire di calcio, preferirebbero avere in panchina un simpaticone che anziché badare al sodo facesse il pagliaccio. Pazienza. Per fortuna Preziosi, che intuitivamente lo ha scelto per sostituire il monumento di Gasperini, pensa l'esatto contrario. Dunque vediamo. Dopo un primo tempo da mal di testa cristianamente sofferto nei vorticosi triangoli romanisti disegnati da un Totti formato Tutto, torna in campo un Grifone chiaramente consapevole di poter far valere a gioco lungo, anche a spese di quella Roma lì che gioca a biliardo, l'esondante consistenza atletico-agonistica che nel trionfale derby mandò in visibilio la vibrante muraglia umana della Nord. Tant'è che lo 0-3 timbrato dal Pupone, potenzialmente mortifero, paradossalmente provoca l'effetto di moltiplicare la carica emotiva del Grifone. Il «freddo» duce Ballardini suona la diana e segna Palacio di prepotenza: 1-3. Si reincendia la Nord e Ballardini puntualmente sostituisce Milanetto e Marco Rossi, i grandi vecchi stremati che sono l'anima del Grifo, con le forze fresche di Veloso e Paloschi. A questo punto - scusate tanto - prendo la palla al balzo e sfacciatamente mi cito a tre giorni data. Così concludevo su queste colonne il pezzo di venerdì scorso: «Ebbene sì, se dal cilindro di Ballardini uscisse infine uno capace di buttarla dentro con apprezzabile frequenza, ci sarebbe da divertirsi». Eccolo, quello che sa come si fa a buttarla dentro. Si chiama Alberto Paloschi, ha compiuto 21 anni il 4 gennaio ultimo scorso, spedito al Genoa in prestito da Milan e Parma - attuali contitolari del suo cartellino - per riprovarne il valore al netto di un'impietosa serie di disgrazie. Dopo 3 minuti che è in campo è già in gol: 2-3. All'incontenibile eruzione del Ferraris fa eco la seconda prodezza di Palacio (3-3) che fatalmente pretende la seconda e definitiva prodezza di Paloschi: 4-3! Pazzesco ma vero.
Cosa aspettarsi ora da un Genoa così? Cari tifosi rossoblu, dopo tanto penare avete tutto il diritto di godervi il Grifone che vola, ma giudiziosamente badate di non perdere il controllo. A 12 tappe dal traguardo il Genoa di Ballardini è nono come il Genoa di Gasperini l'anno scorso, avendo 3 punti in meno del campionato scorso quando finì nono. Si tratta di una buona classifica, perfettamente in linea con l'effettiva potenzialità dell'organico (da 8° posto al meglio, da 12° al peggio) sapientemente riveduto e corretto da Preziosi a gennaio con Kucka, Konko, Floro Flores, Paloschi, Antonelli e Boselli. Ramo bomber, finalmente Palacio ha superato di un gol Toni che da ben nove turni non è più in rossoblu, ma parliamo comunque di un capocannoniere a quota 4. Finalmente c'è un Paloschi che s'affianca a Destro, Mesto, Milanetto e Marco Rossi (tralasciando Ranocchia che da ben dieci turni non è più in rossoblu), ma stiamo pur sempre a quota 2. Trarre dunque più probanti auspici dal doppio insidioso impegno che attende il Grifone a Catania e San Siro (Inter). Nel frattempo esultate. Con giudizio.
La Sampdoria frattanto ci ha messo una pezza. Dopo l'avvilente china imboccata nel derby, scongiurato a Firenze il rischio di rotolare sul fondo. Opportunamente Di Carlo, impietosamente disarmato davanti, ha rafforzato il bastione con un giudizioso «3-5-1-1». Tenete presente che la Sampdoria con 27 gol al passivo in 26 partite disputate vanta la quinta difesa del campionato, ma con la miseria di 23 gol all'attivo (10 dei quali firmati da Pazzini e Cassano che da tempo fanno parte del passato) denuncia il quint'ultimo attacco. Se però si restringe il campo d'osservazione agli ultimi 11 turni (8 soli punti sui 33 in palio), ed è ciò che va in primis prudentemente vagliato, vengono i brividi constatando che ai 15 gol subiti (media-gara 1,36) hanno fatto da miserrimo contr'altare gli avvilenti 5 fatti, media-gara di 0,45, da retrocessione sparata.
Che fare dunque in vista del doppio delicatissimo confronto casalingo con l'Inter spaziale di Eto'o e Pazzini e con il disperato Cesena? Intanto confermare la gagliarda difesa «a 3» (Volta - Gastaldello - Martinez), con Lucchini di riserva, davanti a Curci, e il tosto centrocampo «a 5» (Mannini - Dessena - Palombo - Poli - Ziegler) con Koman, Tissone e Padalino pronti all'uso. Eppoi piazzare Guberti (con Biabiany di rincalzo) dietro al generoso Maccarone, povero cristo votato al sacrificio. E a questo proposito, tenuto conto dell'indisponibilità di Pozzi e del momento di riflessione che sta vivendo Macheda, dovendo pescare dalla Giovanile mi permetto di suggerire che cosiccome si è fatto a Firenze con Simone Zaza io proverei ora a rincalzo di Maccarone il gigantesco romano Emanuele Testardi, che con Del Neri disputò quattro spicchi di match (sconfitta a Parma, pari col Cagliari, vittorie in trasferta con Chievo e Roma), e da quando si è felicemente affrancato da uno sciagurato prestito-lampo segna frequentemente al comando della Primavera blucerchiata. Hai visto mai...