Il Grifo tenga duro Garrone tenga Novellino

Ribadisco il concetto. Il Genoa è in corsa per sfuggire alla gogna della serie B che lo angustia da 12 anni. La Sampdoria è impegnata a concludere il campionato coniugando la ritrovata autostima con un'incoraggiante classifica finale. L'esaltante bis dei Grifoncini nel prestigioso «Viareggio» a 42 anni di distanza dal primo successo è un meritato riconoscimento al prezioso lavoro di Torrente e alla rinnovata attenzione della società per il settore giovanile, ma il Genoa non deve crogiolarsi nella distrazione. La Sampdoria è lodevolmente intenta ad impostare un solido programma quinquennale 2007-2012, e a quello conviene si voti.
L'obiettivo del Genoa richiede forza, coraggio, cervello freddo e senso pratico. Poiché il primo posto è prenotato dalla Juve e per il secondo c'è l'ingombrante concorrenza del Napoli (e attenti al Mantova che perde poco subendo poco), evitare i play-off sarà tutt'altro che agevole. Eppure bisognerà fare ogni sforzo per eluderli, sapendoli cosparsi di insidie d'ogni foggia e dimensione. Dopo gli aggiustamenti di gennaio, l'organico a disposizione di Gasperini appare all'altezza della situazione, salvo un particolare non da poco: non c'è un accettabile surrogato di Milanetto, e s'è capito che con lui in cabina di regia la squadra è da promozione, mentre senza chissà. Anzi - Modena docet - si sarebbe indotti a propendere più per il no che per il sì, se non si sapesse che contro i Canarini mancavano per squalifica pedine importanti come Coppola, Bega e Leon. Inoltre, pur con Milanetto in campo, in trasferta non si è ancora trovata l'autorevolezza che è garanzia di successo.
L'imperativo categorico è quello di passare senza danni questo momento delicato, recuperando in tempi ragionevoli la piena efficienza di elementi fondamentali come Adailton (pubalgia), Greco, Rossi e Fabiano (acciacchi vari) e Di Vaio (forma attuale al 70%). Un aiuto può venire dalle prolungate «porte chiuse» del San Paolo: col «meraviglioso pubblico partenopeo» sugli spalti, il Napoli sarebbe venuto in qualche modo a capo dell'Arezzo…
Mentre cerca orgogliosamente di risalire la classifica, la Sampdoria sta programmando. Giusto così. Garrone ha salvato la Sampdoria dal fallimento e le vuole bene, ma non ne è perdutamente innamorato. Garrone è un grande imprenditore «laico» che deve vederci l'affare, nel senso nobile del sostantivo. Dunque: stadio polivalente di proprietà sull'esempio dei migliori club inglesi, olandesi, spagnoli, tedeschi, fonte delle più svariate e remunerative attività 7 giorni su 7, che garantisca al Club ottima vita economico-finanziaria, tale da poter esibire la Squadra come fiore all'occhiello e motivo di richiamo in Italia e all'estero.
In quest'ottica, che Marotta perfettamente condivide, si va verso la rinnovata valorizzazione del settore giovanile che ha già prodotto elementi come Foti e Soddimo, Da Mota e Rossini, Koman e Arnulfo e si è recentemente arricchito di Poli e Ferrari, e si punta al progressivo ringiovanimento dell'organico testimoniato dalle acquisizioni dei Bastrini e Accardi, Maggio e Quagliarella, Ziegler e Cuciniello.
In questa chiave, se fossi nei panni di Garrone e Marotta mi terrei ancora ben stretto per qualche anno l'irriducibile Novellino, l'allenatore che teme pochi confronti nel saper trarre il massimo rendimento possibile dall'organico che gli si mette a disposizione. Con un sapiente mix di «vecchi» cardini (Falcone, Volpi, Palombo, Flachi, sperabilmente Quagliarella) e toste forze nuove la Sampdoria potrebbe davvero marciare alla volta del monumentale obiettivo «stadio privato» con serena baldanza e giudiziosa ambizione.
A proposito: visto che non manca delle risorse acconce per permettersi investimenti infinitamente maggiori, mi sento di consigliare alla famiglia Garrone di dare un unico ma fondamentale segnale «erga omnes»: acquisire per tempo dall'Udinese la totale proprietà del cartellino di Quagliarella. È un affare.