Grifone in C, spuntano altre date sospette

Leggi anche se non ti passa quella certezza, ma è proprio vero? Cinquanta pagine, c’è tutto quello che nessuno osava pensare. Si parte dalla cronaca di quei giorni, poi si va oltre, ci sono documenti inediti: la Verità della verità. Anche se non ci sarà mai la fine. «F.i.g.c. 2005»: tranquilli, è solo la prima parte del titolo di questo libro, pubblicato dall’editore Lo Sprint e curato da Diego Pistacchi e Marco Menduni, giornalisti de «Il Giornale» e «Il Secolo XIX» che hanno seguito dall'inizio questa vicenda con fiuto da investigatori. Un acronimo divertente per raccontare la storiaccia del «File ingannevole del Genoa in C». Nessuna definizione fu migliore, un gioco di parole che fa capire alla perfezione, la Figc (qui le virgolette non servono) in prima fila in quel labirinto di domande senza risposte.
Andiamo direttamente all’ultima riga di questo volume, stravolgiamo le regole, mica vogliamo sapere chi ha commesso il «delitto». Quello lo scopri subito, la prima occhiata sulla copertina dice tutto. Pagina 47, è l’inizio di un’altra storia. Quella dove qualcuno decide di rispondere, e non gioca in difesa. Buchi neri per dubbi amletici, si legge nel titolo del capitolo. «Ora la palla passa alla “nuova” Federcalcio: ma niente dribbling, né salvataggi in corner, né meline a centrocampo», si legge nelle ultime righe. Lasciateci almeno una speranza.
«F.i.g.c 2005» (presentato ieri, in vendita in tutte le edicole e librerie) racconta, come detto, anche quello che nessuno sapeva. I torti subiti dal Genoa al processo? Ci sarebbe da scrivere un libro. Loro due, Pistacchi e Menduni, lo hanno fatto portando sotto i riflettori i tanti punti oscuri già conosciuti e quelli scoperti durante il racconto dei processi sportivi di primo e secondo grado che hanno spedito il Genoa dalla A alla C. Tutte le anomalie giudiziarie di una condanna che ha chiuso la porta al Grifone, lasciando aperto un mare di interrogativi. Il giallo della sentenza Caf «stampata» prima dell'inizio del processo su cui ha indagato anche la Procura di Genova (una partita ancora aperta), il mistero di un atto ufficiale della Federcalcio, il Comunicato 6/C, pubblicato 5 giorni prima di essere «creato» e 8 giorni prima di essere trasmesso a chi avrebbe dovuto firmarlo. E poi i bigliettini scritti dai giudici, la Caf dimezzata, il doppio comunicato della Disciplinare, e quella convinzione: anche le vicende extracalcistiche hanno pesato molto.
Dicevamo, sono emersi fatti nuovi. «Si tratta di due "perle inedite" che Lega e Federcalcio dovrebbero probabilmente spiegare. È ancora una questione di date che non tornano mai. Ad esempio, il file della nota stampa della Federcalcio con cui l'8 agosto 2005 si annunciava la sentenza Caf ha un titolo significativo: notizia stampa del 05.08.2005. doc. Il 5 agosto era ancora il giorno di inizio», spiega Pistacchi. È soltanto il primo round.
C’è altro punto oscuro che riguarda il ricorso al Garante per la Privacy, cui si rivolsero gli avvocati per impedire l'uso delle intercettazioni. «La Lega Calcio inviò al Garante il comunicato ufficiale C.U.10. Quello che dava conto di una pre-riunione della Disciplinare avvenuta ancor prima dell'apertura del processo. Un comunicato che fece arrossire la stessa Lega, tanto che in pochi minuti ne fu emesso un secondo, il C.U.10 bis, in cui si correggeva il primo, dicendo che le date di riunione erano diverse (e successive). Al Garante, che anche sulla base di quelle carte autorizzò l'uso delle intercettazioni spianando la strada alla Caf, venne inviato il primo comunicato, quello che per stessa ammissione della Lega, ufficialmente, non era buono. E chissà che non ci sia sfuggito ancora qualcosa», prosegue Menduni.
Carte che fanno pensare, dubitare, arrabbiare. Mettete tutto insieme, agitate e servite con cura. Una goccia dopo l’altra, gustatevi questo drink al veleno: «Per quel poco di esperienza che ho maturato – ha ironizzato durante la presentazione Mario Sossi, Presidente Onorario Aggiunto della Corte di Cassazione – questo processo sarebbe stato dichiarato nullo in Cassazione. Anzi, più che di nullità parlerei di abnormità. Probabilmente dalla Cassazione lo avremmo rispedito a più uffici di pm per verificare eventuali reati. Sono tali e tante le enormità che questo libro evidenzia e prova – prosegue Sossi – che il giurista che è in me rimane sconvolto».
È rimasto sconvolto, ma per un altro motivo, anche l’Onorevole Fulvio Cerofolini, difensore Civico ed ex Sindaco di Genova: «Vorrei sottolineare come le istituzioni cittadine e regionali non abbiano reagito nel caso Genoa così come un anno più tardi hanno fatto a Torino, Firenze e Roma. Quel silenzio sarà stato motivato da mille ragioni e forse da rapporti con il presidente Preziosi mai allacciati. Ma nessuna di tutte le possibili ragioni, sommate insieme, hanno potuto reggere di fronte alla clamorosa ingiustizia subita dal Genoa e dalla città di Genova». Le istituzioni che sono rimaste in panchina, questa è un’altra storia. Servirebbe un libro per raccontarla.