Il Grifone spenna gli aquilotti e vola sempre più alto in classifica

Gran battaglia a Marassi nel «derby» tra Genoa e Spezia deciso al 33’ del primo tempo da un bel gol di Greco

Federico Casabella

Il «tam tam» comincia nelle prime ore del pomeriggio, quando i cellulari cominciano a vibrare e squillare nelle tasche dei tifosi rossoblù che ricevono gli auguri scaramantici dai cugini sampdoriani, spettatori attenti di un derby che non li tocca. Poi, all'uscita dagli uffici, nelle strade del centro, tra Brignole ed il quartiere di Marassi, si cominciano ad intravedere le prime sciarpe bianconere che si avvicinano allo stadio. Nessun problema di ordine pubblico, a sovrintendere i 300 agenti messi in campo dalla Prefettura che evitano qualsiasi possibile screzio. Genoa-Spezia è una partita che manca al 30 aprile 1971, terzultima del campionato di serie C, con il Grifone, poi promosso in serie B. Altro calcio, quando i giocatori indossavano attillatissime magliette di lana ed il pubblico gremiva le gradinate del vecchio «Ferraris».
Il catino si riempie pian piano fino alle 20.29, ora e minuto in cui le squadre calcano il verde prato dello stadio genovese facendo esplodere il sostegno dei 26.000 presenti sugli spalti: 23.000 soffiano sulle ali del Grifone, 3.000 cercano di far volare alto lo storico aquilotto. Anche la tribuna vip è carica di personaggi, il sindaco di Spezia Pagano e l'ex assessore Gatti rappresentano gli aquilotti, Burlando e l'assessore comunale Guerello sono i politici pro Grifone.
Sembrava che i tifosi rossoblù volessero snobbare gli avversari per sostenere solo la propria squadra, mai previsione fu più disattesa: la rivalità è troppo forte, così come l'amicizia tra Spezia e Samp che fa spuntare nella gabbia sotto la Sud qualche vessillo blucerchiato. Immediata la reazione della gradinata Sud che balzella al ritmo di «Chi non salta è un blucerchiato». 20.31, Gervasoni di Mantova da il via alla attesissima sfida al vertice, mentre, dai distinti, un bandierone rappresentate una enorme pattumiera ricorda ai tifosi ospiti la questione della discarica di Pitelli e uno striscione d'accompagnamento con dedica, recita: «Più che spezzini… della Marina siete spazzini».
Basta un'incursione di Caccia per scaldare i tifosi rossoblù: Nord e Sud si alternano con cori di sostegno scaldando l'atmosfera. Risponde lo spicchio bianconero che approfitta dei brevi silenzi del pubblico genoano per alzare la propria voce e sventolare bandierine a scacchi bianco neri.
La partita scorre, con continui rovesciamenti di fronte, Caccia sfiora il palo alla sinistra di Rotoli al quartodora. Cinque minuti dopo, Varricchio semina il panico in mezzo alla difesa rossoblu ma al momento di calciare si fa anticipare da Stellini. Un fallo di Fusco su Tedesco accende gli animi anche in campo, la partita si fa maschia. Si respira aria di vero derby, quando al 33' Grabbi trova Greco a centroarea, la punta avanza palla al piede poi scarica un sinistro prepotente che batte Rotoli e gonfia la rete, fino quasi a bucarla, sotto l'incrocio dei pali. Esplode la panchina, la Nord diventa un tripudio, il Genoa è in vantaggio. Tre punti che fanno volare sempre più alto (a quota 25, +4 dallo Spezia) il Grifone. Gli ospiti diventano il bersaglio degli sfottò genoani, da «Una vita in C» a «Benvenuti in Liguria», la gradinata dimentica la partita e affronta a suon di urla la tifoseria avversaria. Finisce il primo tempo, «Tutti a prendere un the caldo», direbbero dalla televisione. Ma qui bevande rigeneranti non ce ne sono, e per scaldarsi dai 5 gradi che offre l'atmosfera, bisogna continuare a cantare. Nella ripresa brividi sulla schiemna dei genoani quando Guidetti di testa colpisce il palo a Barasso battuto. I bianconeri esibiscono lo striscione «Se si gioca ai rigori… abbiamo perso», dai distinti arriva la risposta «Il vostro derby è con la Sarzanese». Un pubblico da Champions League, ma in questa categoria della Coppa Campioni, c'è solo l'iniziale.