Grillo compra casa in Svizzera (e dice che è per il suo blog)

BUGIE Ma la proposta di legge non prevede alcun controllo sui diari online. Critiche dal Pd: «Come denuncia è debole»

Sarebbe stato più credibile se avesse detto di voler traslocare in Svizzera perché adorava i cartoni animati di Heidi. «Ho sempre sognato di fare il pastorello come Peter. E invece sono finito a guidare dei pecoroni». Ma Beppe Grillo è astuto come una faina. E quindi per giustificare l’acquisto di una casa nel canton Ticino si inventa una persecuzione personalizzata. Che è un po’ come dire che Schumacher ha preso la cittadinanza a Montecarlo perché i vigili tedeschi vogliono ritirargli la patente appena esce di casa.
Tutto comincia da un’intervista rilasciata dal comico genovese al domenicale svizzero Il Caffè: «Ho comprato un appartamento a Lugano perché se mi oscurano il blog sono pronto a ripartire il giorno stesso con beppegrillo.ch o beppegrillo.eu. Mi sono scelto un angolino tranquillo e sicuro, ed è anche un posto carino». Insomma, in Italia c’è aria di censura, dittatura, terremoto, tragedia, caccia alle streghe, fascismo. E dunque il neo partigiano della Rete fugge in Svizzera. Come un Einaudi, un Silone. «È una mossa per tutelarmi», continua, mentre mostra idealmente le piaghe che gli hanno inflitto quei torturatori dei governanti italiani. Epperò mica si trasferisce alla periferia di Dortmund, il Grillo. Il cielo metallizzato della Ruhr devitalizza le coscienze candide quanto il cielo berlusconiano di Milano. Meglio il lago in cui si specchia il cielo elvetico: l’aria buona fa bene a server e webmaster.
Sì, perché l’uomo del V-Day non saluta l’Italia. La sua scelta è solo per il blog: «Non vorrei che venisse interpretata come una mossa codarda e che qualcuno cominciasse a dire che ho comprato la villa in Svizzera». No, la villa no. Ma l’appartamento sì. Come Mina, Rita Pavone. Pardon, come Lele Mora. Però i boiardi grillini non apprezzano granché gli sfoggi di ricchezza del loro profeta. Già la sua dichiarazione dei redditi milionaria fu salutata velenosamente. E qualche frecciatina non è mancata neppure in questo caso. «Se mi oscurano, la compri anche a me la casa in Svizzera?», chiede Carlo; «andiamo tutti in canton Ticino», esorta Paolo.
Il problema è che Grillo ha fatto della sua immagine di moralizzatore dostoevskjiano la sua forza. Ed è terrorizzato che una casetta vista lago offuschi la purezza delle sue lotte agli occhi adoranti degli adepti. Molto meglio inventare losche manovre di regime: «Non è una fuga dalle tasse. Ma sono un po’ preoccupato perché ogni mese c’è qualche leggina, qualche decretino che riduce le libertà per il bene della Rete». Spectre, Mano Nera, P2, Grande Fratello, i pompieri incendiari dei romanzi di Bradbury. Tutti contro di lui.
Ma è vero che il governo sta tramando nell’ombra per limitare la libertà di espressione di chi ogni giorno sul suo sito dà del mafioso al premier e dei venduti ai giornalisti? Ebbene no, trattasi di splendido esemplare di mendacium comunis: una balla titanica. Lo percepiscono tutti, da Maurizio Gasparri («è solo propaganda a tavolino») all’esponente del Pd Giorgio Merlo: «Se minaccia di espatriare spieghi i motivi, altrimenti la denuncia è debole».
La vicenda parte dall’ottobre 2007, quando il deputato di centrosinistra Ricardo Franco Levi propone una riforma che impone ai siti che fanno informazione la registrazione al Roc, il Registro Operatori della Comunicazione. Grillo fa sfoggio di eloquio erudito defininendo Levi un «paraculo prodiano»: «È la fine della Rete, traslocherò in uno Stato democratico». Invece di aiutarlo a far stare tutte le cose nel bagagliaio chiedendogli di mandare una cartolina, la riforma non passa. Si arriva al novembre 2008, quando qualcuno riprova a sistemare il vuoto legislativo. Il deputato del Pdl Roberto Cassinelli presenta una proposta di legge: i blog «saranno esclusi da ogni obbligo». Grillo nemmeno legge il testo e definisce il provvedimento «fottiblogger»: «Finge di salvarli e poi li ammazza». Cassinelli, che ha pure chiesto al popolo della Rete di collaborare a «scrivere insieme la legge», ringrazia. Ma d’altronde Beppe è fatto così: «Mi sento una lepre mannara, voglio inseguire e non essere inseguito». Forse in Svizzera ci è andato perché la stagione di caccia si apre prima...