Grillo contro Mastella: «È tutta colpa sua»

da Milano

Geografia della cronaca nera che tutti abbiamo sfogliato con orrore: Ruggero Jucker, il rampollo della Milano bene che fece a pezzi la fidanzata, è a un passo dai primi permessi; Erika, la ragazza di Novi Ligure protagonista di uno spaventoso massacro, fra sei mesi avrà tutti i requisiti per chiedere la semilibertà e lasciarsi alle spalle il carcere; Pietro Maso, il giovane bene di Verona che sterminò i genitori, di qui all’autunno potrebbe abbandonare la prigione di Opera.
È l’indulto a tenere insieme tutte queste storie che albergano nei retropensieri di tutti gli italiani. «Meglio sei mesi di carcere effettivo che sei anni di carcere minacciato - allarga le braccia Franco Coppi, principe del foro - ma da noi la pena non è certa e l’indulto ha dato il colpo di grazia a un sistema farraginoso e sgangherato». L’indulto, ovvero il bonus di tre anni che si applica a una sfilza di reati, anche i più odiosi come l’omicidio. Trentasei mesi in meno che abbattono la pena e ridisegnano tutti i parametri che calcolano la vita carceraria di un individuo. «Possono apparire operazioni noiose di aritmetica giudiziaria - prosegue Coppi - ma alla fine è l’effettività della pena a farsi benedire, proprio perché l’indulto moltiplica i suoi effetti combinandosi con altri strumenti, come la liberazione anticipata, la semilibertà o la libertà condizionale».
Gli esempi sono la prova provata che l’inquietudine serpeggiante fra la gente comune ha un fondamento: la pena comminata è spesso assai lontana da quella reale che poi è quella percepita dai cittadini. Prendiamo il caso, spaventoso, della povera Alenya Bortolotto, la bella ragazza uccisa con un coltello dal fidanzato Ruggero Jucker. Era il luglio 2002 e la Milano bene fu sconvolta da quel delitto crudele e senza alcun movente. «Jucker - spiega l’avvocato Vinicio Nardo, che difende gli interessi della famiglia Bortolotto - fu condannato a 16 anni. Con l’indulto si scende a 13». Ma la corsa all’ingiù dell’ascensore non si ferma qui: «Ogni anno di carcere, il detenuto guadagna uno sconto di tre mesi, a meno che non sia responsabile di comportamenti scorretti. Jucker, in galera dal luglio 2002, dovrebbe aver avuto per questo un ulteriore bonus di un anno e tre mesi». Dunque? «A ottobre - aggiunge Nardo - avrà raggiunto la bandierina della metà pena e avrà diritto ai permessi. Il 20 gennaio 2009 potrà chiedere la libertà condizionale e in quel caso sarà completamente libero. Naturalmente, il tribunale di sorveglianza potrebbe dire di no ed è probabile che alla fine imponga una misura di sicurezza, come il ricovero in una struttura psichiatrica, ma intanto queste sono le scadenze sul calendario».
Un’eccezione? La tragedia biblica di Erika e Omar ci costringe ancora a muoverci fra sconti e bonus, con l’indulto a fare da moltiplicatore. Erika ha avuto 16 anni, Omar 14: con la legge «buonista» diventano 13 e 11. La lezione di aritmetica già letta per Jucker si ripete con qualche variante: i due sono in cella da 6 anni e mezzo, dovrebbero aver incamerato, con la liberazione anticipata, un ulteriore sconto di un anno e mezzo, anzi qualcosa in più. Risultato: grossomodo fra sei mesi Erika potrà aspirare alla semilibertà - non alla libertà condizionale che presuppone il risarcimento del danno - e a una vita quasi normale. «Omar, invece, ha già raggiunto il traguardo dei due terzi della pena, - dice al Giornale Mario Boccassi, il difensore di Erika - ma i giudici gli hanno negato tutti i benefici e credo che anche per Erika la strada sia tutta in salita».
Nulla è automatico: a volte i giudici spruzzano clemenza, a volte stracciano le equazioni costruite con la legge Gozzini e non concedono nulla di nulla. In autunno, anche Pietro Maso, dentro dal ’91, potrebbe entrare, sfruttando il doppio scivolo dell’indulto e della liberazione anticipata, nel girone dei semiliberi. Come Mattia, il minore che partecipò allo stupro e all’omicidio di Desirée, altro foglio nell’album di un’Italia feroce. Ma qui, la scorciatoia si perde nel pasticcio legislativo che ha accompagnato il varo della norma: l’indulto si applica all’omicidio, non alla violenza sessuale. «Mattia - conclude Coppi - resterà in cella qualche mese in più».