Grillo convince Di Pietro e sblocca la gronda

Le grandi opere pubbliche ferme per mancanza di finanziamenti potranno ripartire, e quindi passare alla fase realizzativa, grazie ad un emendamento proposto dal senatore Luigi Grillo alla legge sugli appalti. Emendamento, ed è questa la buona novella, che trova consenziente Antonio Di Pietro, ministro dei Lavori pubblici. Ciò vuol dire che opere come il Terzo Valico, la gronda di Genova e chissà quante altre ancora, potranno uscire dal mondo dei sogni, dove finora sono state parcheggiate, e approdare finalmente nel mondo del concreto. Il tutto applicando sempre la regola del «Project financing», cioè la concessione temporanea dell’opera al privato che la realizzerà, dopo un periodo di tempo sufficiente per ammortizzare i capitali impiegati nella costruzione della stessa. Detta in modo ancora più chiaro, lo Stato fa costruire l’opera a imprenditori privati e gliela concede per un periodo prestabilito (trenta, cinquant’anni, dipende dall’opera), alla fine dei quali l’opera ritorna allo Stato.
L’emendamento, nella sua semplicità, è geniale. E a spiegarlo è lo stesso Grillo. «Prendiamo ad esempio la gronda di Genova - afferma il senatore di Forza Italia - Un’opera il cui costo sarà di circa tre miliardi di euro, due dei quali coperti dalla Cassa di Risparmio e uno che dovrebbe essere a carico dello Stato. L’emendamento dice che “il piano economico finanziario può prevedere un prezzo di restituzione dell’opera al concedente, per la quota non ammortizzata nel periodo di gestione“. Spieghiamo in parole semplici cosa significa questo concetto. Il ministro di Pietro, nel caso pratico della gronda di Genova, sostiene che non avrebbe nulla in contrario a realizzarla, ma lo Stato al momento non può concedere quel restante miliardo di euro che servirebbe. Ebbene, il mio emendamento consente di superare l’ostacolo facendo firmare allo Stato un contratto attraverso il quale si impegna a restituire quel miliardo tra trent’anni, quando l’opera gli verrà restituita. È chiaro che a quel punto, quando lo Stato entrerà in possesso della struttura, questa varrà molto più di quei tre miliardi iniziali. Allora lo Stato potrà ridarla in concessione, prenderà altri capitali, e potrà destinare parte di essi a pagare quel miliardo di cui è debitore. Il tutto senza mai versare un solo quattrino. E questa sarebbe anche la condizione ideale per gli imprenditori, perché nessuna banca rifiuterebbe di pagare quel quel miliardo sapendo che a garantirlo è lo Stato. Inoltre, visto che la mia proposta riguarda aspetti puramente finanziari e non incide sulle procedure di affidamento delle concessioni, non è soggetta al vaglio della Ue».
Di Pietro, da parte sua, è assolutamente d’accordo. «La soluzione alla fine è di prevedere un piano finanziario in cui la parte non coperta sia a credito, in modo tale che chi vince la concessione si porti in pancia un mutuo che deve essere ripagato alla banca - ha spiegato il ministro - E lo stiamo già facendo con la Banca Intesa per la Brebemi».
Di Pietro aggiunge che probabilmente non sarà necessario dare forza di legge a questa norma, ma di condividere le osservazioni di Grillo. «Proporrò l’eventuale modifica nelle sedi opportune», precisa. Insomma, si può tornare a sperare...