Grillo diventa secessionista: «Napoli, fai come il Kosovo»

Ieri solo tremila napoletani hanno seguito in piazza il guru genovese per il «Munnezza day»: «I politici devono chiedervi scusa»

da Napoli

È un Beppe Grillo più scatenato del solito, quello che irrompe quando c’è ancora un po’ di luce, in una delle piazze più storiche di Napoli, intitolata a Dante, nella cui mano destra della statua, un «grillino» ha appoggiato un grande sacchetto della spazzatura. È il giorno del rifiuto, il «munnezza day», organizzato dagli amici di Beppe Grillo. «Se fossi campano agirei come hanno fatto dall’altra parte dell’Adriatico, dove, una piccola nazione di due milioni di individui, il Kosovo, è diventata una nazione indipendente - arringa il comico -. Forse oggi è il momento di giudicare come lo Stato italiano vi ha trattato fino ad ora».
Con la sua consueta veemenza, il Grillo «arrabbiato» e sarcastico, spiega il significato dell’«m day», ai 3mila napoletani, che lo stavano aspettando in piazza Dante tra musica e balli. Camicia nera aperta sul petto, il Masaniello genovese, si esprime da leghista duro e puro del sud, spinge i napoletani a «fare un referendum» e a «staccarvi da Roma», perché «Roma non può decidere sulla vostra salute, sulla vita, sui vostri prodotti, che non ci sono quasi più. E sulla crisi economica provocata dalle trecentomila tonnellate di munnezza che invadono la Campania, Grillo fa ancora del sarcasmo: «Le mozzarelle camminano da sole, non le vuole più nessuno. Sui pomodori, avete dovuto scrivere made in China, per esportarli all’estero». Poi, dice ancora. «Sono venuto a chiedere scusa alla Campania, terra martoriata dalla storia. Qui avete inventato il manganello consapevole: ad Ariano Irpino e a Pianura, sono state colpite delle persone che protestavano in maniera pacifica. Chiedo scusa per Veltroni, Berlusconi, Iervolino e Bassolino. Le prossime elezioni sono illegali, illegittime e antipolitiche. Non vado a votare. Non è la prima volta, ma è la prima volta di cui ne sono orgoglioso».
Ne ha pure per i giornalisti il comico. «Non ce l'ho con i giornalisti precari, con cui sono solidale, ma credo che per risolvere il problema, occorra abolire l'ordine dei giornalisti. Basta con i finanziamenti pubblici ai giornali. È il primo passo per cambiare veramente il sistema. Se oggi la gente vive di incantesimi la colpa è della cattiva informazione», spiega Grillo, alludendo, probabilmente, anche al mito di un inesistente «rinascimento» napoletano, tanto propagandato negli anni d’oro del bassolinismo.
A Bassolino e Iervolino, saranno fischiate le orecchie durante tutta la giornata di ieri. Al mattino, infatti, i diecimila della Cisl e della società civile, che avevano sfilato in corteo, avevano invocato le loro dimissioni. In serata, lo stesso ha fatto Grillo. «Bisogna sostituire subito la classe dirigente locale in Campania», dice secco.
Poi, fa metà il comico e metà il politico. «Il problema vero è che questi 7 milioni di ecoballe, non si possono bruciare, perché dentro ci potrebbe essere di tutto, persino Mastella. La classe politica è impazzita: Casini parla ancora del nucleare mentre nessuno sa che cosa significhi la raccolta differenziata».
Irriverente e sfrontato, Grillo attacca pure uno scienziato del calibro di Veronesi. «Mandano via De Mita e poi mettono Veronesi, che ha tre anni di più». E, sui suoi obiettivi politico-elettorali, il comico, garantisce. «Non penso di creare un partito, ma una lista, da presentare nei comuni e nelle regioni. Potremmo essere pronti tra 4 o 5 anni. Vinceremo con la rete, dove nessuno può essere disonesto. Siamo il secondo meetup al mondo per numero di associati, facciamo paura a questa vecchia politica. Noi siamo un popolo magnifico e con la rete li manderemo a casa. Non è possibile che l'ambasciatore tedesco chiami me, un comico, per sapere cosa sta succedendo in Italia».
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