Grillo esalta i violenti: «Eroi» Ma il suo show viene fischiato

nostro inviato a Chiomonte (To)

Arriva all’ora di pranzo e si piazza su un set da guerra civile. Dietro di lui ci sono le barriere di new jersey e le reti metalliche che bloccano l’accesso alla cosiddetta zona rossa. Paesaggio libanese. Beppe Grillo arringa la folla e anzi la scavalca calcando i toni: «State facendo una rivoluzione straordinaria, siete tutti eroi, le campane suonano per tutta l’Italia che sta guardando attraverso la rete».
Sembra il Risorgimento ai tempi di internet. Il momento è drammatico. Le ambulanze si aprono faticosamente un varco nella strada bloccata dai manifestanti, le sirene lacerano l’aria, dall’altra parte della valle si alzano sbuffi di fumo fra gli alberi. La battaglia è in pieno svolgimento e i lacrimogeni sono il termometro di un’altra giornata difficilissima. Grillo, come tutti, tende l’orecchio, ma invece di lanciare un messaggio di pace infiamma gli animi già carburati: «Questa è una guerra civile, io spero non ci scappi il morto perché se qui muore qualcuno sappiamo chi andare a prendere». Ovvero, par di capire il ministro dell’Interno Bobo Maroni. Sul blog del comico è tutto un fiorire di commenti contro i «maroniti», che poi sarebbero gli agenti che devono fronteggiare i No Tav.
Parla a mitragliatrice, Grillo e si prende molti applausi ma anche una discreta dose di fischi e qualche insulto: «Basta, ci hai rotto i c...» e altre parole irriferibili. Lui va avanti sorretto dai militanti del suo Movimento Cinque Stelle e non si ferma davanti alle urla. Del resto dalla sua postazione volante è difficile capire gli umori generali: i ragazzi sono sparpagliati sui tornanti della strada che scende alla centrale idroelettrica, riempiono prati e anfratti, marciano, sostano, ripartono. Qualcuno ascolta, altri osservano da quel balcone naturale la battaglia che infuria dall’altra parte del fiume, fra le vigne e il margine del bosco. «L’idea di far viaggiare le merci a 300 all’ora è roba da anni Settanta - riprende fluviale - l’alta velocità è la più grande truffa del secolo».
Uno spettatore-militante si accalora di nuovo: «Basta, ci hai rotto i c...», ma poi gli applausi prevalgono e i fischi si concentrano sui poliziotti che sono puntini lontani cinquanta, cento metri.
Lui accusa tutto e tutti, usa i soliti tono apocalittici, si sofferma sui lacrimogeni, usati dalle forze dell’ordine, spiegando che sarebbero «cancerogeni». E trasforma il comizio in un inno agli eroi della Val di Susa. Un diluvio di dichiarazioni che ottengono subito un risultato: fargli intorno terra bruciata, a destra come a sinistra. Anzi, più a sinistra che a destra. Perché nessuno si schiera con chi usa la violenza come megafono delle proprie idee. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, è nettissimo: «Queste dichiarazioni sono inaccettabili. Qui non si tratta più di come si fa una ferrovia ma di come ci si comporta in una democrazia». E il sindaco di Torino Piero Fassino, che tra l’altro è nato a pochi chilometri di distanza, ad Avigliana, già dentro la valle che ribolle, va anche oltre: «Non è tollerabile che la Val di Susa venga presa in ostaggio da gruppi di violenti che hanno militarizzato la protesta e teorizzano la guerra civile».
Nessuno sta con Grillo, nemmeno tutta la colorata carovana dei No Tav che a tratti sbuffano, come la terra che sprigiona fumo. Ma lui va avanti, mentre la guerriglia si avvicina pericolosamente al punto esatto in cui sta parlando. Quella specie di check point spettrale, presidiato come ai tempi del Muro di Berlino dai due eserciti contrapposti: poliziotti e no Tav. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ricorda a Grillo che «gli eroi sono i poliziotti e gli operai, non i manifestanti e tanto meno i delinquenti che tirano le pietre». E il vicepresidente dei deputati del Pdl Osvaldo Napoli gli risponde per le rime sul registro dell’ironia. «Grillo è un eroe di sciocchezze».
Lui conclude il suo comizio, poi se ne va. Qualche minuto dopo, i manifestanti provano a sfasciare le reti che hanno fatto da sfondo alla sua orazione e cercano di sfondare il blocco. La polizia replica con una bordata supplementare di lacrimogeni. È il fuggi fuggi generale. Nel pomeriggio Dario Ginefra, del Pd, chiede addirittura di verificare le parole del comico per valutare se abbia superato i confini del codice penale. La «zona rossa» della convivenza civile. Del resto, Grillo è già sotto inchiesta: per aver violato i sigilli. Proprio a Chiomonte, a dicembre dell’anno scorso. E a Chiomonte è tornato a recitare la parte dell’incendiario.