Grillo (Fi) respinge l’accusa di tangenti e minaccia querele

Amareggiato sì, incavolato pure, ma anche sereno e totalmente fiducioso quando gli chiedono «come finirà questa brutta storia»: il senatore Luigi Grillo, Forza Italia, chiamato in causa dal banchiere Giampiero Fiorani (tuttora agli arresti domiciliari) e raggiunto da una informazione di garanzia per il concorso in un ipotetico reato di aggiotaggio nella vicenda Bankitalia-Bpi-Ambroveneto, si difende dalle accuse com’è suo costume. Contrattaccando. «Quello che dice Fiorani nei miei confronti è falso, non corrisponde al vero che io sia stato beneficiario di una dazione di denaro» ripete più volte nel corso di un incontro convocato nella tarda mattinata di ieri nella sede genovese del suo partito, e ribadisce poi i concetti in una nota scritta dai toni particolarmente duri. «I miei avvocati, Andrea Corradino di La Spezia e Sandro Sammarco di Roma - mette subito in chiaro Grillo - si stanno attrezzando per una denuncia nei confronti di Fiorani per calunnia». Non basta: «Nei prossimi giorni, non appena sarà possibile acquisire gli elementi documentali - aggiunge il senatore ligure appena rieletto a Palazzo Madama - i miei legali agiranno per tutelare la mia credibilità e il mio buon nome».
Vengono confermati i particolari di un percorso che Grillo definisce «paradossale, visto quello che ho detto e fatto solo ed esclusivamente in difesa dell’italianità del sistema bancario nazionale. E di questo, di sicuro, non mi pento». Nel frattempo, c’è da capire bene quali sono le accuse: «Al momento - si infervora Grillo, autore a suo tempo, in parlamento, della legge di riforma del sistema creditizio - sono stato raggiunto solo da un'informazione di garanzia, la settimana scorsa, per un’ipotesi di reato che sarebbe stato commesso dal dicembre 2004 all'agosto 2005 a Milano. Si parla di aggiotaggio, come se io avessi in qualche modo contribuito ad alterare la quotazione dei titoli in Borsa. Ma a tutt’oggi - precisa ancora - non ho ricevuto alcuna contestazione in cui venga enunciato quali sono gli atti e i comportamenti che avrei messo in atto per essere ritenuto indagato. Quando ciò avverrà, sarò in grado di chiarire il mio ruolo e la mia posizione, che chiarirò nelle sedi competenti». Poi, scandisce l’affermazione ancora più decisa: «I processi si fanno nelle aule di tribunale e non sui giornali». A cominciare da venerdì prossimo, quando i magistrati hanno fissato l’incidente probatorio: «In quella sede - conferma il senatore - alla presenza dei pubblico ministero e dei miei difensori, finalmente ci sarà la possibilità di capire e spiegare. Da tempo sono oggetto di una campagna denigratoria, ma solo perché ho difeso le banche italiane. Per questa mia ferma convinzione ho agito in Parlamento e fuori con la massima trasparenza e nel pieno rispetto delle norme».
Neanche a chiedergli se si pente di qualcosa: «Non ci penso nemmeno - è la replica pronta -. E non rinnego nessuna amicizia o frequentazione, a cominciare da quella con l’ex governatore Antonio Fazio». Il riferimento è obbligato: Fazio è stato costretto ad andarsene e due banche italiane sono passate sotto controllo straniero, ma senza operazioni di mercato. «Ora vengo chiamato in causa io - conclude Grillo -: difficile non pensare a un disegno...». La conclusione è improntata alla fiducia: «Certo, si chiarirà tutto, la verità verrà fuori e io ne uscirò assolutamente pulito. Mi auguro solo un processo rapido. Quando questo accadrà, sarò in grado di chiarire il mio ruolo e la mia posizione».