Grillo: «In giunta solo se Fo guida Milano»

Appello dalla Cgil: «Nobel sindaco». Achille Occhetto, Giulietto Chiesa ed Elio Veltri firmano il messaggio

Gianandrea Zagato

Anche Beppe Grillo si candida a uno strapuntino nella giunta di centrosinistra che vorrebbe guidare Milano. Ma a una condizione: che il primo cittadino sia Dario Fo. Altrimenti? Be’, il comico se ne resta a casa sua. Sì, non contribuisce all’attività amministrativa del sindaco Bruno Ferrante. Scelta che, evidentemente, risponde a una riflessione: l’ex prefetto non sarebbe per Milano «un miracolo, una di quelle cose che succedono ogni tanto nella vita, una cosa bella».
Virgolettato che Grillo dedica al Nobel, «squarcio di luce nello smog, nella politica-economia, nell’apatia, nella mancanza di coraggio». Come dire: Fo rappresenta il popolo del centrosinistra mentre Ferrante è il frutto di un accordo tra Quercia e Margherita ovvero, come sostiene il suo competitor, l’ex rappresentante dello Stato da sindaco non può garantire di non «fare il gioco del lasciamo correre», di non «accettare i compromessi». Valutazioni fatte proprie anche da sindacalisti della Cgil meneghina - che firmano l'ennesimo appello «per Fo sindaco» - e dall’ultimo segretario del Pci, Achille Occhetto, «solo la tua elezione a sindaco può farmi sperare di potere uscire dall’attuale decadenza berlusconiana». Messaggio siglato pure da Giulietto Chiesa, Antonello Falomi, Diego Novelli e Elio Veltri. Tutti uniti da un comune denominatore: Fo alle primarie deve mandare a casa quell’ex rappresentante dello Stato che è «di sinistra a giorni alterni».
«Augurio» condiviso anche da Gabriele Albertini: «Perché sia caratterizzabile ciò che è la sinistra e sia offerto, come consigliava Nanni Moretti con cui mi riconosco, all’elettorato una sinistra nitida e non mimetica come invece è avvenuto e sta avvenendo con Prodi, Marrazzo, Sarfatti ed ora con Ferrante». Annotazione, quest’ultima, sgradita a chi, da sinistra, come Roberto Biscardini della Rosa nel Pugno, «non considera Fo un candidato affidabile» perché «non ha contrapposto una politica antagonista a una moderata» ma «soltanto una politica conservatrice in contrasto con la necessità di cambiamento di cui la città ha bisogno». Visione che, a cinque giorni dalle primarie, sembra quantomeno «forzata» notano da Rifondazione comunista: «Una coalizione è fatta di forze diverse che condividono una base programmatica. Credo che su singoli argomenti possono esserci diversità. Per noi come per Dario è quindi necessaria una politica radicalmente alternativa ai progetti che il centrodestra ha annunciato, Garibaldi-Repubblica, Fiera...». Opinione «dura e pura» poco apprezzata dal competitor Ferrante che, in questa fase, serra i ranghi e, previsioni alla mano, teme dai seggi «la sorpresa Fo». Quella che gli impedirebbe di avere in mano le chiavi dell’amministrazione e lo relegherebbe esclusivamente nel ruolo di pensionato dello Stato.