Grillo si sveglia: "Tonino, pulizia in Campania"

Il comico striglia Di Pietro: "Certe alleanze sono macelleria
politica&quot;. Ma sono le stesse cose che <em>il Giornale</em> denuncia da quattro
mesi. Nel mirino lo scandalo Mautone e tre potentissimi impresentabili:
Formisano, Marrazzo e Porfidia

Paolo Bracalini - Gian Marco Chiocci

La notizia ha viaggiato sui blog grilleschi, nei Meetup, tra i forum degli attivisti dell’antipolitica. E nel giro di un bel po’ (devono essere lente le connessioni internet dei grillini), è arrivata anche al leader-comico, che l’ha comunicata al suo popolo sabato, in piazza a Napoli, pubblicamente: «Non è possibile che l’Idv in Campania faccia certe alleanze. È macelleria politica! Di Pietro faccia pulizia nel partito. Va capito, lui è un agricoltore nell’anima». Applausi a Grillo. Però, che tempismo. Ci ha messo quattro mesi per accorgersene. Noi lo avevamo scritto all’inizio di febbraio, facendo al leader Idv sei precise domande sugli ambigui personaggi a cui ha consegnato il partito in Campania. Domande - non c’è bisogno nemmeno di dirlo - che non hanno avuto alcuna risposta da Tonino. Chissà se invece, ora che a fargliele è il suo amico Beppe Grillo, Di Pietro farà più chiarezza? E chissà se si ricorderà anche di quella lista di «impresentabili Idv» stilata da un altro suo caro amico e sostenitore, Marco Travaglio, qualche tempo fa. Travaglio aveva messo una bella X sopra i nomi dei dipietristi campani Nicola Marrazzo, Nello Formisano, Americo Porfidia. Ancora tutti dentro il partito.

Perché le stranezze nell’Idv campano c’erano e sono rimaste. Anzi, sono aumentate. Il mese scorso è stato arrestato un assessore Idv nel comune di Santa Maria Capua Vetere. E a Napoli di recente è scoppiata una grana che porta il nome di Cosimo Boemio, tesoriere provinciale dell’Idv (quello per capirci che gestisce la cassa), ma che da quelle parti ricordano anche come ex consigliere della Arzano Multiservizi, società del settore rifiuti poi sciolta dopo aver ricevuto un’interdittiva antimafia dalla prefettura di Napoli. Il nostro Cosimo Boemio ha avuto a febbraio un incarico nel Cda della Adisu (società che gestisce l’università Federico II di Napoli) da Antonio Bassolino, giusto poche settimane dopo che Di Pietro aveva sbandierato l’uscita dell’Idv da tutte le giunte campane. A Napoli Beppe Grillo ha attaccato molto duramente proprio Bassolino, chiedendo a Di Pietro spiegazioni sulle sue «strane alleanze» per l’appunto con il «clan» politico del presidente campano.

Ebbene, una volta uscita la notizia della nomina di un dipietrista da parte della giunta bassoliniana, Cosimo Boemio è stato invitato a dimettersi dall’incarico perché in contrasto con la linea di Di Pietro: se non ti dimetti, gli ha intimato il partito, sarai espulso. Com’è andata a finire? È finita che quindici giorni fa Boemio, che continua a tenere tutte le cariche, è stato anche candidato alle Provinciali di Napoli nel collegio di Afragola, città natale di Bassolino. Altro che dimissioni. Non parlatene al senatore dell’Idv Giacinto Russo, campano, arrabbiatissimo per le contraddizioni del partito sulla candidatura di Boemio.

Boemio è anche capostaff di Nicola Marrazzo in Regione Campania, capogruppo regionale dell’Idv. Anche su Marrazzo gravano pesanti ombre. Anni fa era assessore comunale nel Comune di Casandrino (alle porte di Napoli), che fu sciolto per infiltrazioni camorristiche. La famiglia di Marrazzo opera con diverse società nel settore dei rifiuti, società che hanno avuto la sospensione dal prefetto di Napoli per sospetti collegamenti con i clan dei casalesi. Si aggiunga che Marrazzo a gennaio annunciò pubblicamente - in conferenza stampa con Tonino - le sue dimissioni dalla importante carica di presidente della commissione Bilancio della Campania. Poi però due mesi fa ha scritto alla presidente del Consiglio regionale per ritirare le sue dimissioni. La coerenza non abita dalle parti dell’Idv campano, e i candidati «legalitari» dell’Idv dovrebbe saperlo. Eppure l’altro giorno in un comizio elettorale ad Arzano c’erano sul palco, seduti accanto, Marrazzo e l’ex pm De Magistris. Ma non risulta che De Magistris abbia obiettato qualcosa sulla presenza del discusso Marrazzo nel suo partito.

L’altro regista dell’Idv in Campania è Nello Formisano, deputato ed ex braccio destro di Di Pietro quando era ministro alle Infrastrutture. Formisano allora (era senatore Idv) curava le questioni infrastrutturali campane, dove lavorava anche il solerte Mario Mautone, ex provveditore delle opere pubbliche finito agli arresti nell’ambito dell’inchiesta sul «sistema Romeo». Anche Formisano è finito dentro quella inchiesta, insieme ad Aniello Di Nardo, senatore Idv, altro esponente di quel milieu di cui parla Beppe Grillo.
Poi c’è Americo Porfidia, deputato «sospeso» dal gruppo parlamentare Idv alla Camera dopo le notizie dell’indagine dell’Antimafia a suo carico. Porfidia avrebbe in corso due procedimenti penali dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e che riguardano la sua attività di sindaco di Recale. La sospensione di Porfidia dall’Idv l’abbiamo messa tra virgolette, perché è di facciata: il deputato continua a partecipare agli esecutivi nazionali dell’Idv e anche alle cene di partito. Niente è cambiato, malgrado i proclami. Basta che non se ne accorga Beppe Grillo.