Grillo sparlante Andrea Scanzi fa il suo elogio

Andrea Scanzi, che scrive sulla Stampa, ha intervistato per la prima volta Beppe Grillo nel 2000 sulla rivista semiclandestina Mucchio Selvaggio. Un incontro fulminante: il popolare comico non ancora tribuno populista ha colpito al cuore il cronista, che adesso riversa l’amore nato da questo colpo di fulmine in una biografia non proprio equilibrata, che lui però definisce non agiografica ma «simpatizzante» (Ve lo do io Beppe Grillo, Mondadori, pagg. 260, euro 15). Per Scanzi, Grillo è il «portatore sano dell’indignazione italiana» e azzarda un paragone con l’indimenticabile Giorgio Gaber (e anche con Pier Paolo Pasolini): ogni commento sarebbe ridicolo e quindi affidiamoci a un pietoso no comment. Si ripercorrono le fasi accidentate degli inizi comici e televisivi, i successi (Te la do io l’America, lo «spettacolo del 144», i 22 milioni di spettatori del monologo al Festival di Sanremo del 1989) e le scivolate, ma si sorvola sui lati «oscuri» del nuovo Savonarola televisivo. Appena un accenno ad alcune piccole incongruenze nel Grillo-pensiero: i computer (li odiava, adesso santifica la Rete e il suo blog è tra i più cliccati del mondo) e la pubblicità (vi ricordate gli spot per la Yomo?) che oggi odia. Per il resto, non una parola del funesto giorno in cui Grillo alla guida di un fuoristrada (oggi odia i Suv) causò un incidente dove perse la vita un’intera famiglia, non una parola sulla bufala energetica secondo cui mantiene la villa di Sant’Ilario con i pannelli fotovoltaici (mentre in verità la piccola baracca di Grillo, come ha detto Chicco Testa, consuma come un piccolo paese) e altre cosucce da nulla che vi risparmiamo. Se Scanzi si autodefinisce «simpatizzante», chiudiamo con le parole di Dino Risi, che ci lavorò quando ancora non era l’idolo dei V-Day: «La cosa che gli è riuscita meglio è la svolta antipolitica, anche perché è più attore oggi di quando cercava di farlo per davvero. Attenzione, però: non c’è niente di vero nel personaggio che interpreta».