Grillo: «Tursi imprendibile? Mi piacciono le sfide difficili»

Allora, senatore Luigi Grillo, è vero che si candida a sindaco di Genova?
«Un momento, precisiamo: innanzi tutto, non sono io che mi candido, ma sono stati alcuni amici a lanciare l’idea. In pubblico».
...e lei non ha rifiutato, anzi.
«Mi lasci dire: la proposta - ché di questo si tratta, al momento - è uscita, per quanto mi riguarda, a sorpresa, in occasione della Festa azzurra di Fiumaretta, nello Spezzino. È andata così. Che il capogruppo di Forza Italia in Regione Luigi Morgillo s’è messo a dire: “Ora lancio una provocazione“. E ha tirato fuori questa bella idea».
Con delle motivazioni ineccepibili.
«Ha cominciato con una specie di curriculum, ricordando i miei precedenti politici di consigliere comunale e regionale, deputato, senatore, e uomo di governo. Ma mai sindaco. Per concludere: “Perché non potrebbe essere il candidato giusto per conquistare Palazzo Tursi nel 2007?“. A quel punto ho sorriso».
D’accordo. Ma poi si è aggiunto Michele Scandroglio.
«È vero, ci si è messo di mezzo anche lui... È responsabile regionale enti locali di Forza Italia. Ha detto chiaro e tondo che sì, potrebbe valere la pena».
Bella sì, ma anche pazza idea, secondo qualcuno. Lei, senatore, attualmente è impegnato a fare un sacco di cose, non è mica uno che cerca un posto al sole.
«Questo è vero. Ma io sono anche un uomo di partito, non posso sottrarmi a quello che, eventualmente, mi viene chiesto nell’interesse del partito, della Casa delle libertà e, se permette, dei cittadini».
Quindi accetta la candidatura?
«Diciamo meglio: per come è uscita la proposta, mi sembra prematuro liquidarla subito con un sì o un no. Non è stata, insomma, una battuta di Ferragosto, ma una prospettiva stimolante, affascinante, importante, da discutere e approfondire».
Una sfida difficile.
«Se è per questo, le sfide mi attraggono sempre. Confesso: mi piacciono le sfide, anche quelle che sembrano impossibili, dove non c’è la certezza del risultato. A Genova, in particolare, una città che conosco molto bene e di cui mi sono occupato attivamente da qualcosa come ventisei anni, mi piacerebbe senza dubbio dedicarmi a livello di primo cittadino».
Mi sembra già un discorso programmatico.
«Andiamoci piano. Un conto è ribadire la volontà di mettersi in gioco per qualcosa che vale, un altro discorso è considerarmi già lo sfidante del candidato del centrosinistra per il vertice di Tursi».
Immagino che avanzi qualche condizione.
«Faccio una premessa: l’anno prossimo, in Liguria, le elezioni amministrative coinvolgeranno un milione di elettori, si tratterà di un test di grande rilievo anche dal punto di vista politico generale. Per battere il centrosinistra ci vuole una squadra compatta».
Che significa...
«... significa che la Casa delle libertà dev’essere unita, concorde, responsabilizzata sui candidati e sul programma. E inoltre ci dev’essere chiarezza, bisogna considerare che i candidati devono rappresentare, specialmente nel caso di città come Genova, un valore aggiunto, essere capaci di mietere consensi anche al di fuori del loro schieramento tradizionale. Ecco cosa significa scegliere il candidato giusto».
Vale anche per la Provincia di Genova, che può essere guadagnata al centrodestra. Soprattutto se lei, come si dice, farà ticket con Sandro Biasotti. Cioè: lei al Comune, lui a Palazzo Spinola.
«Questo è un altro discorso interessante e importante. Gli amici del partito hanno avanzato anche questa ipotesi complessiva, chiamiamola pure ticket. Che va a identificare un preciso disegno politico potenzialmente vincente. Biasotti ha fatto bene per cinque anni in Regione, ha dimostrato di saper governare, sarebbe un candidato molto competitivo. Giusto pensarci».
Ma lui pensa a riconquistare la Regione.
«D’accordo, ma intanto potrebbe contribuire direttamente a far vincere il centrodestra in Provincia. Non gli preclude nulla. Io e lui, in coppia, si potrebbe far bene».
Lo ammetta: è lusingato.
«Ammetto che mi ha fatto piacere constatare che oggi esiste una condivisione, nell’ambito della Casa delle libertà, che va al di là della scelta del candidato. E questa è la premessa indispensabile per vincere. Scandroglio mi conferma che, nel corso di due riunioni, i rappresentanti dei partiti di centrodestra hanno dimostrato unità di intenti. Andiamo avanti così».
Insomma: è pronto a scendere in campo?
«Sono a disposizione. Ma se entro in campo, ce la metto tutta per fare gol. Uno in più dell’avversario».