Grillo in tv ormai è bollitoSembra il mago Otelma,ma dell'(anti)politica

Impazza sul video, da <em>Le Iene</em> a Santoro, da Formigli a <em>In Onda</em>. Più che un guru sembra un tuttologo. Che non buca più lo schermo

«Io sono valsusino», proclama dal suo famigerato blog Beppe Grillo. Tutto sommato non c’è da stupirsene. La solidarietà del guru a cinque stelle (deluxe) ai ribelli della Tav appena arrestati, tra i quali qualche protobrigatista e antagonisti vari, non poteva mancare. Del resto, qualche giorno fa, non si sa se in piena coscienza, aveva detto che le bombe contro Equitalia sono «comprensibili». Mentre è ancora fresco sul web il dibattito sulla cittadinanza italiana ai figli di stranieri che sarebbe «senza senso».

Quando c’è da distribuire pillole di saggezza, Grillo non guarda in faccia né a destra né a sinistra. E va dritto al liquido (Zygmunt Bauman docet), con concetti un filino claudicanti. Però proclamati con aria ispirata. Fortuna che ogni tanto anche i suoi adepti lo sgamano e l’amata Rete, toccasana di tutti i mali, diventa tribunale mediatico anche per lui.

Nell’ultima settimana l’oracolo no global, è stato intervistato da quattro programmi d’informazione. Prima, in stereofonia, da Piazzapulita e Servizio Pubblico, poi da In onda e infine da Enrico Lucci delle Iene. Un piccolo tour televisivo, però stando fermo. Sempre avvolto nella sua sciarpa marrone e con il capello fresco di parrucchiere.

Del resto, la location era la stessa e le interviste si registrano in serie come avviene per le star del cinema quando, in qualche hotel di lusso, ricevono per pochi minuti i giornalisti impazienti con il ticket d’attesa. Il reporter si avvicina e non fa in tempo a introdurre il gettone della prima domanda che le risposte scrosciano tintinnanti come nella slot machine della verità. Figuriamoci se il buon Grillo si è fatto pregare. Ha sentenziato sui partiti che sono morti, sulla sinistra che è morta anche lei, sull’aumento del prezzo del petrolio, sui centri studi tedeschi e svizzeri, sul naufragio della Concordia visto con grande originalità come «metafora del Paese», sulle liberalizzazioni, sul referendum propositivo, sulla necessità che «i cittadini diventino istituzioni», sulla crescita che «toglie posti di lavoro», sull’agricoltura che è il futuro, ma lo è anche la tecnologia, anzi la vera salvezza è la Rete.

Tanti concetti, tanti fastelli di mezze idee accavallate una sull’altra.
È in uscita il suo libro da Rizzoli sui Santi laici e, dunque, meglio non formalizzarsi. E soprattutto non lesinare ricette, formule magiche, soluzioni planetarie, algoritmi della felicità cosmica. Manco fosse il mago Otelma della politica. Fino adesso è riuscito a glissare sulle ultime panzane sparate nella blogosfera.

Ora però gli internauti del Cinque stelle cominciano ad accorgersi del bluff del leader. Il quale, per confondere subito le gaffe, si è messo a mitragliare sullo scibile del Terzo millennio. La tuttologia è la scienza degli oracoli prossimi alla pensione e dei profeti in scadenza. Prima o poi spunterà qualche conduttore di talk a corto di ospiti a chiedergli che cosa pensa del calcioscommesse o del cast dell’Isola dei Famosi. Basta avere un po’ di pazienza.

Però, come detto, ora cominciano a perderla anche a sinistra. Qualche settimana fa Michele Santoro lo ha accusato di mancato coraggio per non aver messo la faccia nel progetto di Servizio pubblico. Il suo contributo, insieme a quello dei fratelli Guzzanti e di Daniele Luttazzi, avrebbe potuto farlo decollare definitivamente. Invece no, meglio lanciare il sasso e stare coperti. Berlusconi non c’è più e il vuoto d’aria si sente. E poi, chissà come butta...

Forse ha ragione il MisFatto quotidiano che sull’ultima copertina lo ha ritratto con fazzoletto verde-leghista al collo sotto il titolo: «È solo un comico».

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