«GRIMILDE» NON È POI COSÌ CATTIVA

Stanca di essersi specializzata in ospitate televisive, e di sentirselo regolarmente rinfacciare, alla fine Alba Parietti è riuscita ad avere un programma tutto suo: Grimilde (domenica su Italia Uno, ore 21,30). Oddio, proprio tutto suo non è dal momento che una percentuale delle domande che rivolge alle sue intervistate, rigorosamente appartenenti al genere femminile, le viene suggerita via auricolare da cinque sfruculiatori nascosti alla vista degli ospiti. Spetta a loro (Flavia Vento, Alessandro Rostagno, Linda Brunetta, Marina Senisi e Miriam Ponzi) il lavoro «sporco», la domanda provocatoria, la maldicenza velenosa che serve alla Parietti per prenderne almeno un po' le distanze e premettere ogni volta a scanso di equivoci: «Alcuni potrebbero chiedersi, alcuni potrebbero pensare». Grimilde (dal nome della strega cattiva della favola di Biancaneve) che comunque ha avuto un buon risultato d’ascolto (il 17,4% di share), è l'ultimo ritrovato dell'intrattenimento televisivo che vira verso l'ambizione emergente della maggior parte dei personaggi catodici, i quali fino a poco tempo fa si accontentavano di sognare un talk show da condurre (ed era già tanto), mentre ora anelano al genere dell'intervista. Il problema è che l'intervista è un genere più difficile di quanto si creda, fatto innanzitutto di buone domande, di una sincera curiosità per far emergere i lati nascosti dei personaggi, di un giusto equilibrio fra rispetto e intraprendenza, educazione e volontà di non farsi gabbare dall'intervistato (che bene o male vorrebbe sempre far risaltare l'immagine preferita di sé). La lunga frequentazione dei salotti televisivi aiuta la Parietti a caversela bene nei momenti difficili di un programma non sempre costruito con la dovuta attenzione (perché promettere a Vanna Marchi e figlia di non parlare del loro processo per poi farselo rinfacciare a discapito della riuscita dell'intervista?), ma sono soprattutto gli interventi degli sfruculiatori a peccare di petulante prevedibilità, a dare l'idea di un sarcasmo a gettone che diventa obbligato e quindi, alla fine, meno incisivo. Fin troppe le interviste di questa puntata pilota, dove si sono accomodate davanti al tavolo in stile Bignardi (che ha ormai sostituito il divano dove alloggiavano le interlocutrici di Catherine Spaak in Harem) Vanna e Stefania Nobile, Marina La Rosa, Luxuria (baciata senza troppo trasporto dalla Parietti), Katia Ricciarelli, Magda Gomes, Cindy Jackson e Sophie Marceau. Come spesso succede nel sempre più ambito genere dell'intervista televisiva, l'impressione finale è quella di un'esibizione costruita più per accontentare la vanità dei partecipanti - conduttori o intervistati che siano - che per farci conoscere qualche aspetto inedito di loro.