Gronchi: «Bpi è pulita» Il risiko resta sospeso

da Milano

La grande pulizia dei conti è terminata e il gruppo ha una nuova squadra di vertice ma Bpi (più 5,73% in Borsa) prende tempo prima di valutare eventuali aggregazioni. L’amministratore delegato Divo Gronchi e il direttore generale Franco Baronio hanno illustrato alla comunità finanziaria il bilancio del 2005 (744 milioni le perdite) mentre l’attenzione si spostava sul nuovo piano industriale che sarà approvato a inizio aprile. Un documento che disegnerà la Popolare Italiana del futuro prevedendo con ogni probabilità l’accorciamento della catena societaria (ritirando dal mercato sia la controllata Bipielle investimenti sia Reti Bancarie) e la cessione di alcuni asset non strategici: tra cui Bipielle Suisse, Bipielle.net e cespiti immobiliari. In corso di valutazione anche la valorizzazione del vecchio marchio Lodi così come uno scambio di sportelli con Popolare Verona Novara cui Bpi cederebbe alcune dipendenze in Trentino in cambio di un rafforzamento in Centro Italia. Lodi ha messo in cantiere un altro aumento di capitale da 800 milioni ma «ad oggi non si prevedono ulteriori accantonamenti su partecipazioni e crediti» ha detto Gronchi. Qualche ripercussione tuttavia sul primo trimestre di quest’anno ci sarà così come rimane da risolvere la quota in Hopa (svalutata da 2,7 a 1,8 miliardi) e il nodo della Magiste di Stefano Ricucci (152 milioni gli accantonamenti) che ha consegnato in pegno il 14,1% di Rcs. Il gruppo Bpi potrebbe procedere a un revocatoria ma è in attesa di leggere i conti certificati di Magiste che sembra rimanere sull’orlo del fallimento. Bpi, a cui Fitch ha abbassato il rating, ha infine ceduto all’olandese Abn Amro la quota residua di Antonveneta sbloccata martedì dalla Procura.