Gronda indispensabile: guai se a deciderla saranno i soliti comitati

di Walter Bertini*

Caro Massimiliano Lussana, ho letto con molto interesse il tuo articolo sulla gronda che naturalmente condivido totalmente. Come era facile prevedere il Dibattito Pubblico (e non chiamiamolo Débat Publique alla francese che, perdonami, è completamente un'altra cosa) avviato dal Comune di Genova non poteva che favorire il ricompattarsi degli agnostici ideologizzati rosso-verdi, come li definisci tu, a qualsiasi tipo di iniziativa infrastrutturale di sviluppo. Proprio ieri, i Verdi hanno ribadito - Cristina Morelli in testa - la denuncia: «Il dibattito pubblico avviato dal Comune sulla Gronda autostradale non è un vero dibattito perché manca l’opzione zero. Vengono discussi in pubblico cinque progetti, ma non viene considerata l’ipotesi che la gronda, come affermiamo da tempo, sia un’opera non necessaria». Ma in tutto ciò c'è una contraddizione di fondo. Questo intervento infrastrutturale non è un fatto privato della città di Genova e della regione Liguria. È un intervento di Preminente Interesse Nazionale come definito nella delibera CIPE del 2001 che elenca le opere urgenti da realizzare per lo sviluppo del Paese. Il Potenziamento fuori sede della A10 e della A12, così è stato riconosciuto nel 2003 dall'Unione Europea, (ed è per questo motivo che non va a gara ed è stato affidato all'attuale concessionario il compito di progettarlo e realizzarlo), rientra nel più ampio disegno di modernizzazione del Paese perché, come noto quest'asse autostradale collega l'Italia alla Francia, alla Spagna e al Portogallo in maniera transnazionale all'interno di corridoi europei appunto e quando sarà completata la Rosignano-Civitavecchia, la cosi detta autostrada Tirrenica avrà ancora maggior valore.
Ben venga quindi la discussione e l'apertura al contributo di tutti, (come fece Biasotti nel 2003 facendo partecipare i comitati alle riunione con ANAS e Autostrade) ma in maniera costruttiva e non distruttiva. Se così non è la Politica ha il dovere di intervenire e decidere anche a costo di scontentare qualcuno ma avendo ben chiaro l'interesse collettivo.
Ricevere un mandato a governare in democrazia vuol dire decidere per il bene comune e non per il bene di pochi. Non voglio entrare nel merito delle storiche vicende di questa infrastruttura, a partire dalla Voltri Rivarolo ormai di venti anni fa, perché sono note a tutti ma in questa situazione ci sono delle oggettive responsabilità che vanno identificate con precisione. È stato legittimo per il presidente Burlando modificare il tracciato proposto dalla Giunta Biasotti, è stato altrettanto legittimo proporre un nuovo tracciato con la sottoscrizione di un accordo di programma nel febbraio 2006, che comunque a grandi linee riprendeva quello proposto nel 2002, progetto mai accettato, di un nuovo ponte sul Polcevera, peraltro previsto dal PUC del Comune di Genova approvato dalla Giunta Mori nel 2000, ma, quello che non è accettabile è di aver abdicato completamente, forse per evitare conflitti istituzionali, a favore del Comune di Genova, al ruolo di Ente Programmatore in materia di infrastrutture e trasporti sul territori che la riforma del Titolo V° della Costituzione e le norme della Legge Obiettivo assegnano alle Regioni e alle Provincie Autonome e proprio in tal senso «il CIPE approva i progetti strategici con il consenso delle Regioni e delle Provincie Autonome sentiti i Comuni e le Province». Dopo tre anni, di quell'Accordo di Programma firmato dal Presidente Burlando, il Presidente Repetto, e l'ex Sindaco Pericu e l'allora Direttore generale dell'ANAS Claudio Artusi è rimasta lettera morta. Oggi siamo ancora al punto di definire il tracciato con la previsione di vedere l'opera finita nel 2019 o peggio nel 2020.
Mi chiedo e vi chiedo: possiamo permetterci di aspettare tutto questo tempo? Dove andranno a finire tutti i propositi di sviluppo del bacini portuali di Spezia Genova e Savona senza questo intervento? Anche per il Terzo Valico dei Giovi esistevano forti contrapposizioni sul tracciato con diverse bocciature da parte dei Ministri dell'ambiente succedutisi negli anni. Per superare quello stallo nel 2000 le Commissioni Parlamentari della Camera e del Senato approvarono una risoluzione che invitava il Governo e l'allora Ministro dei Trasporti Bersani ad avviare una Conferenza di Servizi Istruttoria con tutti i soggetti istituzionali interessati, ed erano molti, molti di più che per la cosi detta Gronda di Genova per superare il problema del tracciato. Apertasi nel dicembre 2000, quella conferenza, si chiuse nel settembre del 2002 con soddisfazione di tutti e lo ricorderà bene la Sindaco Vincenzi perché era presente. Questo consentì di avviare le progettazioni che si conclusero nel marzo del 2006 con l'approvazione da parte del CIPE del Progetto definitivo e la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Il resto è un'altra storia. Se nel caso della Gronda non si riuscisse a trovare un accordo sul tracciato non ci resta che ricorrere a questa soluzione dimostrando ancora una volta l'incapacità della politica locale di decidere e la proverbiale riottosità dei liguri di smussare gli angoli e cercare soluzioni per il bene comune e non per la visibilità e la vanità di pochi.
*esperto di logistica e trasporti