La gronda spacca Rifondazione in due. E la sinistra in tre

Da una parte, ieri pomeriggio in piazza Matteotti, il segretario nazionale di Rifondazione Paolo Ferrero che contesta il progetto della gronda di ponente presentato a Palazzo Ducale dal sindacalista assessore Andrea Ranieri e dal professor Luigi Bobbio, esperto di grandi opere pubbliche e tra i fondatori di Lotta Continua. Dall'altra il centrosinistra in consiglio provinciale spaccato in due. Anzi, in tre. Con la sinistra radicale nettamente contraria all'opera, ma che nel quinto ordine del giorno si ritrova senza il consigliere Salvatore Fraccavento dichiaratamente possibilista.
«Mi sono rifutato di sottoscrivere il documento - spiega Fraccavento - perché la gronda va bene se può effettivamente essere utile a tutti i cittadini. Ovviamente lo si deve dimostrare nei progetti. Altrimenti tornerò a esprimere parere contrario». Una posizione che ha messo in imbarazzo gli altri consiglieri dell'intergruppo di sinistra, Pastorino di Rifondazione, Corradi del Pdci, Spanò dei Verdi, firmatari dell'ordine del giorno, e lo stesso capogruppo di Rifondazione Benzi che ha condiviso il documento. Ma non è tutto. Il dibattito sulla gronda che ha visto presentare ben cinque documenti della sinistra, uno del Pd e uno dell'opposizione, ha mostrato pure come sia fragile l'intesa fra gli oppositori di Berlusconi. Un Pd che quasi non fornisce risposte. Rimasto solo ad appoggiare le tesi che poi sono quelle del trio Bobbio-Ranieri-Vincenzi. In mezzo ci sta il presidente della giunta Alessandro Repetto che tuona ricordando come sia sempre stato a favore della gronda. E che fa fatica, anche se non è quello il suo compito, ma ci patisce, a placare gli animi, le urla e le grida fuori microfono.
«Ho firmato il protocollo anni fa - precisa Repetto - ma non si parlava affatto di tracciato. Grazie invece al recente dibattito sono potute venire alla luce determinate situazioni che adesso possono essere migliorate». Il centrodestra, ovviamente, gongola e ironizza. Arriva persino a presentare, e poi a ritirare, un emendamento in cui si chiede di inserire la richiesta di istituire una cattedra universitaria intitolata alle calende greche da affiancare agli uffici di Comune e Provincia che si occupano di grandi infrastrutture.
«È il frutto di un'esaperazione - dice Rotunno di An - dei genovesi di fronte all'incapacità decisionale della classe politica di sinistra che governa da decenni». «C'è un'evidente spaccatura - spiega Gioia dell'Udc - tra maggioranza e sinistra radicale, ma anche in Rifondazione. Il Pd non ha espresso alcuna posizione perché semplicemente non può». «Il Pd - attacca Bianchini di Forza Italia - per coprire le tensioni che ci sono in maggioranza ha soltanto potuto alzare i toni contro l'opposizione, a volte anche con parole volgari».