Gronda, Valpolcevera in rivolta: «Quel viadotto ci toglierà il sole»

«Di solito le gallerie si dovrebbero fare nei centri abitati per poi passare all’esterno quando si è fuori. Ma qui è tutto il contrario». A Murta non batterà più il sole. Non è una battuta, ma quello che succederà su uno degli scorci più suggestivi della Valpolcevera. Il rifugio estivo di chi da Rivarolo, Trasta e Bolzaneto vuole respirare un po’ di aria fresca, un ritaglio di storia e cultura (contadina e signorile) della Genova che fu. Da questa collina oggi si vede il mare nella conca scavata dal Polcevera che fa penetrare la vista giù, giù in fondo valle fino all’attimo in cui le acque del torrente toccano quelle salate.
«Ma se dovesse passare l’itinerario 3, saremo come dei carcerati: vedremo il sole a quadretti». Sì, benedetta Gronda. Anzi, «No Gronda». Perché anche da queste parti è nato un comitato che dice «No» e lo fa con il contributo di due attenti ingegneri che ti spiegano ogni insidia ed inesattezza che i progetti pianificati dalla società Autostrade presentano. Hanno preso a prestito una sala della parrocchia, srotolano cartine dei tracciati stradali, della Valpolcevera di oggi e di un tempo. Fotografie con le quali dimostrano che anche la prospettiva, nei quadernetti distribuiti al dibattito pubblico, è ingannevole. Dicono no a tutti e cinque i progetti «perché -come spiega l’ingegner Attilio Parodi- non si è mai visto che un’autostrada che nasce con l’intento di by passare una città la tagli creando un impatto catastrofico». Se la prendono soprattutto con il ponte che taglierebbe in due la valle tra la collina di Trasta e Begato. Un ponte lungo due chilometri con un braccio centrale alto 166 metri. Nel bel mezzo di quartieri e strade cittadine. «Lo vede il tetto del campanile? - fanno segno indicando verso la chiesa - da fondo valle il braccio del ponte arriverà a quell’altezza e i raggi che sosterranno il viadotto ci toglieranno sole e vista». Qui non c’è certo odore di posizioni politiche preconcette. Non si annusano comitati disturbati da infiltrazioni partitiche.
Anzi, ci sono persone che le lamentele, tutte per Marta Vincenzi e la sua «invisibilità», le riservano al centrodestra. Al suo immobilismo (qualcuno ha ancora capito che posizione ha il Pdl sulla Gronda) e a chi dal Pdl va a dire sui giornali che «chi non vuole la Gronda è un insensato e un irresponsabile». «Bene, rispondiamo a questi personaggi che se hanno cariche elettive è anche grazie ai voti di Murta e della Valpolcevera e che sono insensati loro a dare giudizi senza essere passati da queste parti per capire cosa dovremo vivere» replicano i residenti di Murta. Perché se c’è chi da queste parti espone dalle finestre le bandiere della Sardegna, evocative del confronto Soru-Cappellacci, e spergiura che a sinistra non voterà più ci sono anche gli elettori del centrodestra che sono attenti a quello che (non) fanno i loro esponenti. Nel tracciato 3 ci sono circa 700 alloggi interessati all’esproprio, più la delegazione di Trasta e Teglia (4mila persone) e parte della collina di Murta che resterà inevitabilmente deturpata dall’impatto della strada. Poi c’è il problema dell’impatto ambientale. «Da queste parti le colline sono piene di amianto -racconta l’ingegner Roberto Campi- e nessuno ci può dare garanzie sul fatto che gli interventi non danneggino la salute dei residenti». I conti non tornano a Campi che si intestardisce contro la Società Autostrade: «Questi tracciati non servono ai genovesi ma alle Autostrade per progetti più a monte, al di qua e al di là dell’appennino. Dovrebbero sottoporsi ad una gara “europea” e non potrebbero trattare la cosa “privatamente” come in questi casi. Un ricorso alla Corte Europea può bloccare tutto». E dire che da queste parti di battaglie sono abituati a combatterne. Da anni ormai, da quando su questi monti subivano le esalazioni delle raffinerie di Garrone a San Biagio. Poi ci sono tutti i servizi della città scaricati sulla Valpolcevera: «inceneritore, campo nomadi, mercati generali, viabilità di transito stradale e autostradale. Tutto ricade da sempre su di noi e senza ottenere servizi in cambio -tuonano dal Comitato-. Non hanno ancora capito che dovranno fare i conti con la cultura sociale dei polceveraschi». E ora c’è una sola soluzione. O si riparte da zero e si discute di Gronda alta o tanto bassa da passare sotto il letto del Polcevera, oppure «vista l’ignoranza di chi ci amministra verso le realtà della Valpolcevera, come già nel 117 avanti Cristo ci rivolgeremo a Roma affinché componga una nuova lite tra i successori dei Genuati e quelli dei Viturii: con la speranza che da Roma vengano inviati a comporre la lite uomini di scienza e coscienza come lo furono i fratelli Quinto e Marco Minucio Rufo». Chapeau al comitato e alla cultura sociale della valle.