Le grottesche «geometrie» dell’ambizione

Malgrado sia stato il secolo delle grandi innovazioni drammaturgiche e sceniche, il ’900 non ha prodotto un proprio modello di spazio teatrale (come, invece, era successo nei millenni e nei secoli precedenti). A ben vedere però questo «limite" costituisce in realtà una fertile risorsa espressiva, perché ha permesso e permette ai registi contemporanei di costruire, dentro spazi storicamente «altri», architetture che ne forzano le caratteristiche, che ne trasformano la struttura, con esiti quanto mai moderni. Se, ad esempio, andate all’Argentina in queste sere (e ve lo consigliamo vivamente), troverete il palcoscenico, spoglio di ogni vistosa scenografia, scindersi in due diverse «arene» recitative, una delle quali posizionata in platea: geometrica, legnosa, esposta alla vista quasi fosse una tribuna da processo, un ring/prigione dove si scontrano solenni personaggi del passato, tematiche nevralgiche, sentimenti conflittuali, valori universali. È proprio da questo fulcro generatore che trae vita l’intensa regia costruita da Andrea De Rosa intorno alla Maria Stuart di Friedrich Schiller, una delle più emblematiche tragedie del romanticismo tedesco che, scritta nel 1800, ha esercitato il suo fascino su tanti registi importanti e su altrettante raffinate interpreti. De Rosa, dopo il successo di Elettra e Molly Sweeney, questa volta sceglie la semplicità. Attualizza il testo con amaro senso del grottesco; sovrappone cultura elisabettiana, idealismo ottocentesco e denuncia odierna lasciando che le parole di Schiller suonino vigorose nello spazio vuoto (al centro dei fatti lo scontro tra cattolicesimo e protestantesimo, la giustizia corrotta e corruttrice, l’ambizione che corrode il potere). E lasciando soprattutto che Frédérique Loliée e Anna Bonaiuto, nei panni di Maria Stuart ed Elisabetta I Tudor, pur se diverse nello stile, nell’intonazione e nel ritmo, ci appaiano metaforicamente nude. Scandito da vibranti intarsi musicali, da tagli di luce perfetti. Come in un progressivo avvicinamento alla morte, al patibolo. A un sacrificio che avviene sempre. Che avviene ora. Da non perdere. Repliche fino a domenica.