Gruber contro Palombelli. Ma vince Matteo

Fra tragedie, immigrazione e polemiche sul governo gialloverde, l'attualità politica è rimasta calda, televisivamente parlando, per tutta l'estate. Finite le vacanze ripartono quei programmi quotidiani che fidelizzano un pubblico di affezionati. Otto e mezzo su La7, Stasera Italia su Rete 4. Ovvero, Lilli Gruber versus Barbara Palombelli. Due signore sessantenni, eccellenti professioniste della tv, più assertiva e compita la prima, classica moderatrice sullo stile dell'antica Tribuna Politica la seconda. Uno share che si gioca sui decimali intorno al 6 e che, al momento, sembra premiare la giornalista romana. Non credo dipenda tanto dagli ospiti (più o meno gli stessi) o dai temi (necessariamente gli stessi) quanto dal tono brioso e leggero, sinonimo dello stile Palombelli a dimostrare che si possono affrontare argomenti complessi senza appesantirli con tecnicismi e lasciare spazio all'intrattenimento.

Chi si occupa oggi di cronaca dovrebbe «benedire» Matteo Salvini e il suo senso dello spettacolo. È il politico che interpreta appieno il linguaggio contemporaneo, un antipatico di successo che mantiene lo stesso tono (per alcuni urtante, per altri di ragionevole buonsenso) sia sul caso «Diciotti» sia sulle beghe da cortile con Argento e Riondino. Di fronte a lui Di Maio fa la figura di un apprendista e i vecchi politici, a cominciare da Bersani, in evidente crisi di identità, sembrano sopravvissuti dell'era giurassica.

Il leader della Lega, ministro dell'Interno, è fonte di continua ispirazione, si è preso il centro del dibattito sottraendolo al suo omonimo piddino di cui non si parla più e quando non basta la tv infervora sui social. Giornalisti, direttori, opinionisti, abitanti del web sono dunque costretti, loro malgrado, a misurarsi con l'unica novità mediatica della politica italiana: una presenza davvero «benedetta» per chi fa questo mestiere, il resto del governo (Conte in primis) si conosce poco, ha scarsa identità e zero appeal.

Moderata per definizione, saggia nell'interpretazione del suo ruolo, Palombelli non ha mai avuto problemi neppure nel passato, con il marito Rutelli competitor di Berlusconi e il lavoro a Mediaset. Difficile trovare una giornalista più preparata di lei, sempre convinta sia il pubblico a dover scegliere e non l'anchor man a decidere per lui. Senza per questo rinunciare a divertirsi: nella puntata di lunedì scorso ha voluto insieme i due storici ex-nemici Roberto D'Agostino e Vittorio Sgarbi, che se le diedero di santa ragione in diretta tv davanti a Giuliano Ferrara ben ventisette anni fa. Ora si vogliono bene, potrebbero persino andare in vacanza insieme. Però lo sguardo del tempo ci cade impietoso addosso. Folgorante la battuta del (nostro) direttore Alessandro Sallusti, che li vede come la prova esteticamente lampante di quanto il mestiere del giornalista possa logorare. Ci ridiamo su e per un momento, giusto un momento, ci dimentichiamo di Salvini, l'eroe balneare del 2018, vincente pure su CR7 e sui Ferragnez.

Commenti
Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Dom, 16/09/2018 - 17:01

Insufficiente quest'articolo per spostare gli aficionados di otto e mezzo.

fisis

Dom, 16/09/2018 - 18:56

Non mi piace nessuna della due. Smaccatamente di sinistra sulla Gruber, con le sue tesi precostituite chiama spesso a discutere ospiti e commentatori che la pensano allo stesso modo, cioè secondo il mainstream culturale del politicamente corretto: una noia mortale che mi costringe a cambiare canale. Troppo soft la Palombelli, è come una minestra sciapa che dopo pochi minuti di ascolto rigetto, perchè completamente insipida e priva di pepe.