GRUBICY Il molteplice divisionista

Il mercante e critico che lanciò Segantini, Morbelli, Previati e molti altri fu anche notevole pittore. Sulla scia del francese «pointillisme», impose questo movimento anche in Italia

Gli piacevano le nebbie e i laghi lombardi, le atmosfere crepuscolari, gli alberi piantati nella neve, le povere case arroccate su pendii e le lavandaie al lavoro nei ruscelli. Li dipingeva sulle sue tele, cui dava titoli poetici aggiungendo, sul dorso, curiose notazioni autobiografiche, del tipo «Un’ora sul Navili di St Cristofen, Marzo 1894». Tuttavia Vittore Grubicy, nato a Milano nel 1851 e morto nel 1920, non fu solo un pittore sensibile e nostalgico, ma anche un intelligente mercante e critico. Anzi, soprattutto mercante e critico, sempre ricordato in margine ad altri artisti, come Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo, per averli sostenuti e avviati verso nuove correnti pittoriche.
Questa volta però è lui il protagonista della rassegna che si apre il 22 luglio alla Gam di Torino: «Vittore Grubicy e l’Europa. Alle radici del divisionismo». Curata da Annie-Paule Quinsac, prodotta dalla Galleria torinese, dal Mart di Rovereto e dalle Civiche Raccolte d’Arte di Milano, la mostra presenta tutta l’attività di Grubicy, ricostruita grazie a una importante serie di documenti dell’Archivio di Vittore Grubicy, acquisito dal Mart nel 1999.
Cinque le sezioni dedicate a Grubicy pittore, mercante e critico, testimoniate da dipinti, disegni e incisioni di Grubicy stesso e di artisti italiani, olandesi e belgi di avanguardia, con cui Vittore venne in contatto. Altre due sezioni, relative a «The Italian Exhibition», la mostra organizzata da Grubicy a Londra nel 1888, e alla donazione della sua raccolta di opere d’arte al Comune di Milano, sono ospitate in contemporanea a Villa Belgiojoso Bonaparte Museo dell’Ottocento di Milano.
Emerge una figura chiave nell’arte italiana fin de siècle, per la capacità di promuovere gli artisti nostrani all’estero, in particolare sul mercato internazionale del triangolo Olanda-Londra-Parigi. Per la conoscenza dei movimenti d’avanguardia francesi, belgi e olandesi, e la loro diffusione in Italia. Per il ruolo nella nascita del divisionismo italiano, sperimentato personalmente da Grubicy tra fine Ottocento e primi Novecento.
Figlio di padre ungherese e madre lodigiana, Grubicy, nel 1876, appena uscito dal convitto liceale di Sondrio, esordisce nel mondo dell’antiquariato a Londra come rappresentante di un certo Pedro Nessi, che nel 1886 gli cederà la sua bottega. Si scopre presto mercante e decide di promuovere in Europa i pittori lombardi, che aveva conosciuto frequentando a Milano la bohème scapigliata. Ha naso e grinta in un mestiere che si sta allora affermando con metodi nuovi sulle piazze di Londra, Parigi, Amsterdam e L’Aia. Assimila presto la lezione della parigina Maison Goupil, che ha diverse filiali in Inghilterra e in Olanda (vi lavorano anche i tre fratelli Van Gogh, zii del pittore). Si trasferisce all’Aia, stringe rapporti con artisti e antiquari, presenta i suoi scapigliati lombardi e, divenuto titolare della bottega di Nessi, si crea a Milano una cerchia di propri artisti da lanciare all’estero: se ne assicura l’esclusiva e in cambio li finanzia e mantiene. Nascono così, dal suo “grembo”, Segantini, Longoni, Tominetti, Previati, Morbelli, Cremona, Ranzoni e tanti altri, da lui strettamente pilotati (sino a firmarne le opere). Una grande e brillante avventura, ma finita male per Vittore che, nel 1890, per motivi economici e familiari, è costretto a cedere la bottega al fratello maggiore Alberto.
È la fine di un sogno, la rottura col fratello e l’inizio di una nuova ragione di vita: la pittura. Vittore aveva cominciato a dipingere da autodidatta ad acquarello nelle lande olandesi, con Anton Mauve e Jozef Israël, assimilando il simbolismo. Continua con il tema del paesaggio: la Lombardia dei laghi e della nebbia, sulla scia di Segantini, che l’aveva ormai abbandonato. Lavora in solitudine sul lago Maggiore, ispirandosi alla natura e rivivendola con la memoria: boschi, laghi, neve, fotografati o disegnati dal vero, dipinti in casa, al cavalletto, tutti fortemente suggestivi. Abile mercante, saprà imporre le sue opere per trent’anni, passando dal simbolismo al divisionismo, sulla scia del pointillisme francese, quella pittura fatta di piccoli punti di colori puri. Vittore se ne appropria attraverso La science de la peinture di Jehan Georges Vibert, uscito nel 1891, ne discute con i colleghi italiani, concorrendo alla nascita del nuovo movimento.
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LA MOSTRA
Vittore Grubicy e l’Europa.

Alle radici del divisionismo
Torino, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (22 luglio-9 ottobre; Milano, Villa Belgiojoso Bonaparte Museo dell’Ottocento, 22 luglio-15 gennaio; Mart, Trento e Rovereto, Palazzo delle Albere, 28 ottobre 2005-15 gennaio 2006). Catalogo Skira.