Un gruppo con un solo eletto: il «trucco» vale 250mila euro

In tutta Italia 57 capigruppo di se stessi. E in Molise sopravvivono formazioni ormai inesistenti, dal Ppi ai Democratici

Si chiamano monogruppi: un consigliere si fa un gruppo per conto proprio, diventa capogruppo di se stesso, incassa contributi e ha a disposizione uffici e personale. Tutto come se guidasse una pattuglia di consiglieri. Invece è felicemente solo.
Nelle quindici Regioni a statuto ordinario, ce ne sono 57 su 191 gruppi consiliari. Quasi un terzo. E se la Calabria, che nella passata legislatura aveva toccato il record di 12, si è redenta e li ha aboliti, nel resto d’Italia il malcostume resiste (vedi grafico). E resisterà finché sarà un affare. Esempio: in Piemonte un monogruppo vale 248mila euro di finanziamenti all’anno (più lo stipendio come consigliere). Perciò non deve stupire che una piccola Regione come l’Umbria annoveri 5 monogruppi su 10, la Lombardia 7 su 15, Veneto e Liguria 6 su 14, la Puglia 5 su 18.
Il monogruppo è una tentazione molto forte e ci è cascato anche il partito di Antonio Di Pietro, che tre anni fa li additava a simbolo del «verticale crollo di un intero ceto politico». Ora l’Italia dei Valori ne ha sei.
Ma anche i gruppi con più consiglieri, nel tentativo di massimizzare i contributi, danno luogo a fenomeni apparentemente inspiegabili. In alcune Regioni Ds, Margherita e Sdi si sono presentati alle elezioni con la lista unitaria. Poi avrebbero potuto scegliere di restare uniti in Consiglio oppure di tornare divisi, abbandonando il simbolo comune. Nel dubbio, qualcuno ha optato per la terza via. In Basilicata, oltre ai gruppi dei singoli partiti c’è anche quello «Uniti nell’Ulivo». In Lombardia sono riusciti a far meglio: Ds, Margherita, Uniti nell’Ulivo e Unione. Una lista, quattro gruppi. Ciascuno col suo contributo.
In Liguria, c’è un gruppo intitolato all’ex governatore Sandro Biasotti. Ma lui non c’è: sta da solo in un altro gruppo, «Per la Liguria». In Puglia, l’ex presidente Raffaele Fitto non siede nel gruppo di Forza Italia (partito di cui è coordinatore regionale), né in quello «Puglia prima di tutto» (la «lista del governatore» che egli stesso aveva ideato, promosso e realizzato prima delle elezioni di aprile). Preferisce presiedere il gruppo misto. In Puglia, Regione con il record di gruppi (18), anche la diaspora socialista dà il suo contributo: ci sono Sdi, Nuovo Psi e Socialisti autonomisti, oltre al riemerso Psdi. E tre su quattro sono monogruppi.
In Molise, il tempo della politica sembra immobile. Tra i dodici gruppi sopravvivono partiti ormai inesistenti: dal Ppi ai Democratici, dal Ccd al Cdu. E pazienza se nel resto d’Italia non ci sono più. A Campobasso stanno tutti bene.