Guaccero: "Dopo Sanremo ho un altro sogno da realizzare..."

L’attrice lanciata dal Festival torna su Raiuno con <em>Capri</em>: &quot;Vorrei fare un film con Tornatore. Nuovo Cinema Paradiso è una fiaba come la mia&quot;

Roma - È in quello stato felice che gli attori chiamano «di grazia». Il momento in cui, cioè, alla fase fortunata della carriera s’abbina il massimo della popolarità raggiunta; il che pone l’artista nell’infrequente condizione di poter scegliere, di poter decidere. Bianca Guaccero, insomma - dopo il personale successo ottenuto al Festival di Sanremo, e di ritorno in tv con la seguitissima Capri (seconda serie, in onda da domenica per dodici puntate su Raiuno) è al top. Ma non se ne rende conto. «Lo capisco solo quando me lo fanno notare gli amici, i colleghi, voi giornalisti - si stupisce la ventisettenne pugliese, di nuovo nei fascinosi panni della cattiva Carolina Scapece -. Ma io preferisco non pensarci. Essere al top non vuol dire solo avere più successo. Significa avere nuove responsabilità, correre nuovi rischi. Ti espone al pericolo di perdere di vista il lavoro vero, che è quello che fai su te stesso. E io non voglio dimenticare la regola che mi sono data fin da quando iniziai questo mestiere, quasi dieci anni fa. Umiltà, umiltà, umiltà».

A vederla da fuori Bianca Guaccero sembra un tipetto determinato, tutt’altro che contenuto.
«Lo pensano in molti. Ma la mia grinta è solo un modo per sopravvivere al mio lato nascosto, che è la tentazione a deprimermi. Per sfuggire la tristezza, insomma, reagisco amando la vita. E vivendola a tutta birra».

A solo 27 anni, dopo aver debuttato a sedici nel film Terra bruciata, accanto a Raoul Bova, qual è il suo primo bilancio?
«Sono stata così fortunata! Se penso a quando partii dal mio paese, Bitonto, senza sapere nulla di nulla, senza conoscere nessuno, continuando per anni a fare la pendolare tra un provino e l’altro, capisco la fortuna che ho avuto. Certo: questa vita mi ha anche fatto perdere l’adolescenza. Non ho vissuto tutte quelle piccole, importantissime cose che identificano quell’età. Ma non si può pretendere tutto».

E nonostante il mezzo flop del festival, Sanremo l’ha promossa a pieni voti.
«Dio mio, è stato tutto così coinvolgente! Come vivere per dieci giorni in mezzo a una tromba d’aria. Ero così presa dal lavoro che quasi non mi sono resa conto dei cali d’ascolto, delle polemiche, delle critiche. Tanto che oggi, nonostante tutto, ho una nostalgia tremenda del palco dell’Ariston. Dell’adrenalina assoluta che ti trasmette».

E l’ambiente - i colleghi, soprattutto - come stanno reagendo a questo suo exploit?
«Gli amici di una vita, quelli di Bitonto, mi mandavano al festival sms del tipo “stasera scenderemo quelle scale assieme a te”. Certi attori mi coprono inspiegabilmente di lodi. Gigi Proietti, ad esempio: ci siamo incontrati una sola volta, quando girammo assieme la fiction Mai storie d'amore in cucina; ma ad ogni intervista mi riempie di parole carine, di giudizi lusinghieri».

Ora ritorna in tv con un altro personaggio molto seguito.
«La prima serie di Capri è stata un successone: medie da sei milioni e mezzo di spettatori, e da 26 per cento di share. Era difficile scrivere storie che fossero all’altezza: gli sceneggiatori ci sono riusciti colorandole di giallo e seguendo l’evoluzione dei personaggi. Così la mia Carolina, al rientro da Londra, sembra un’altra: pare pentita degli antichi errori, è diventata cantante. Il che, fra l’altro, mi ha consentito per la prima volta di cantare dal vivo in una fiction, motivi celebri come Malafemmena, Reginella e Io te vojo bene assaje. Ma poi Carolina si rivelerà ancora perfida».

Dopodiché tornerà davanti alla cinepresa?
«Per un’altra lunga serie in dodici puntate su Raiuno: Il bene e il male, un poliziesco tinto di noir prodotto dall’Albatros di Alessandro Jacchìa, che sto per iniziare a girare accanto a Gianmarco Tognazzi, Marco Falaguasta e Antonia Liskova».

Sogni nel cassetto?
«Tornare al cinema. Magari diretta da Giuseppe Tornatore: il mio film preferito è Nuovo Cinema Paradiso. Forse perché racconta una favola simile alla mia: realizzare un sogno, ma a costo di tagliarsi dietro i ponti. Andare via dal Sud senza voltarsi indietro, senza più tornare a casa. Per ora, la mia favola è stata proprio questa».