Ma come guadagnano poco i grandi della Terra

Il salario di chi conta. Governano l'economia globale e miliardi di persone. Ma a volte con la paga di un operaio. L'ungherese Bajnai si fa pagare un fiorino l'anno. E Obama? Ricco di suo

Prendete uno come Putin, pover'uomo. Porta a casa solo 5.600 euro netti al mese, mille e quattrocento in meno di Medvedev, più o meno quello che mette in tasca il direttore commerciale di un'azienda elettronica. Non che ci sputi sopra, sia chiaro, anzi. Ma è pur sempre un terzo di quello che guadagna per esempio un qualsiasi europarlamentare italiano, 12.007,03 euro, cifra che per inciso uno stesso deputato, ma lettone, mette insieme in un anno. E José Luis Zapatero? Non c'è malaccio. Come pressappoco il direttore ricerca e sviluppo di un'azienda metalmeccanica: 7.296 euro. Si stringe un po' la cinghia ma alla fine del mese, grazie a dio, ci si arriva.

In fondo è quasi il doppio del salario di Recep Tayyp Erdogan, 3.900 euro, che per trasformare la due Turchie, l'Occidentale e l'Orientale, in un Paese europeo ritira uno stipendio pari a quello del responsabile acquisti di un'azienda di abbigliamento e solo la miseria di 10 euro in meno del primo ministro ultra chic afghano Karzai. Certo si vola sempre alto, ma mai sopra le nuvole. Sotto invece ci sono Lula, il presidente operaio, che piglia 2.900 euro, meno di quanto guadagnano almeno 20mila funzionari pubblici brasiliani e il boliviano Evo Morales che con i suoi 667 euro dichiarati, ma non verificati, intasca meno di un operaio generico del nostro sud. Che ci volete fare, la crisi colpisce dappertutto, la busta paga è sempre più leggera e il Morales fa presto a finire sotto i tacchi...

Uno pensa, chissà allora Obama. Sbagliato. Si accontenta di 400mila dollari l'anno: ha dichiarato, prima dell'elezione, un reddito personale di 4,2 milioni di dollari, cosa volete che sia. Gli americani però, al contrario dei russi, conoscono del presidente tutte le fonti di reddito, fino all'ultimo cent. E sanno che guadagna cinque volte meno di un alto dirigente di corporation. Il giapponese Taro Aso viaggia invece intorno ai 24mila euro tondi al mese, qualcosina in più di Angela Merkel che con i suoi 21.262 euro mensili è pur sempre il premier meglio pagato d'Europa, tre volte Zapatero, otto volte lo slovacco Robert Fico.

Passi le tue giornate a governare l'economia globale, i flussi migratori, le tensioni in Medio Oriente, la riconversione energetica, il terrorismo internazionale, e poi tutti e tre, Obama, Aso e la Merkel e buttiamoci dentro pure Gordon Brown non portano a casa messi insieme in un mese quello che ha guadagnato Bonolis in cinque giorni per presentare Arisa e Marco Carta a Sanremo. Poi dicono che i potenti della Terra sono sempre nervosi e pronti a scatenare una guerra via l'altra. Direte, vabbe', però hanno la casa. Mica sempre vero.

Il premier lussemburghese e quello irlandese per esempio non possono contare su nessuna residenza ufficiale. E quello finlandese se vuole governare, l'alloggio se lo deve pagare di tasca sua. Il Quirinale invece fa le cose in grande: costa all'anno 230 milioni di euro. Quarantotto volte di più del budget che serve a far funzionare quello greco. Il pianto è solo una conseguenza.

A fare i conti in tasca a chi comanda ci hanno provato in tanti, dai francesi «L'Express» e «Le Monde» all'americano «Forbes», numeri che non sempre coincidono ma comunque più o meno siamo lì. Si sa con certezza che gli irlandesi si trattano bene, il presidente della Repubblica Mary McAleese viaggia sui 22.832 euro mensili, il suo premier Brian Cowen è a ruota con 20.558, e che lo svizzero Hans-Rudolf Merz, 21.276, non ha di che lamentarsi visto che prende poco meno di Obama per governare un condominio infinitamente più piccolo.

In Francia hanno fatto di meglio: siccome lo stipendio del premier era per antica consuetudine il triplo di quello del presidente della Repubblica, Nicholas Sarkozy ha provveduto l'anno scorso a sanare l'ingiustizia aumentando l'indennità del 172 per cento, da 7.084 euro mensili a 19.331. Poi dal primo ottobre, in sintonia con l'aumento dei compensi dei funzionari pubblici, ci ha aggiunto uno 0,3 per cento che vale altri 19.389 euro. Benefit esclusi. Sopravviverà.

Sulla via salario però c'è anche chi va contromano. L'ex premier giapponese Shinzo Abe, che era il più pagato, decise di rinunciare per tre mesi allo stipendio per autopunirsi, sapete come sono i giapponesi, dello scandalo che travolse il suo partito, il Liberaldemocratico, che negli ultimi sei anni pagava con denaro pubblico una claque compiacente per porre domande favorevoli al governo durante gli incontri pubblici con i ministri. Stessa cosa fece il presidente kenyota Mwai Kibaki che rifiutò un aumento di 18mila dollari mensili assegnatogli dal Parlamento. Motivo: sempre quello, una strana vicenda di corruzione. Dovrà accontentarsi di 26mila dollari al mese in un Paese dove sei persone su dieci vivono con meno di un dollaro al giorno.

Per colpa invece della crisi il premier giamaicano Bruce Golding ha ridotto il suo stipendio del 15 per cento, 54 mila invece di 62mila, Zapatero e tutti i parlamentari hanno congelato il proprio, così come i neozelandesi che hanno come premier un ex banchiere, John Rey, che i 156mila euro di salario li usava solo come spiccioli. György Gordon Bajnai per salvare la sua Ungheria dalla bancarotta ha chiesto per un anno solo un fiorino simbolico. Facile che se continui così non gli resti in tasca neppure quello. Hanno voluto giocare al ribasso anche il presidente messicano Felipe Calderón, il 10 per cento in meno sulla busta, ed Evo Morales, il 60 per cento, che si è impegnato a destinare i soldi, compresi quelli tagliati a tutti i parlamentari boliviani, al miglioramento dell'istruzione e delle opere sanitarie.
Mica tutti vanno di sciambola. All'ex premier lettone Aigars Kalvitis che si lamentava che con 3.108 euro non arrivava alla fine del mese, rispose lo slovacco Robert Fico: allora cosa dovrei dire io che in Europa con 2.684 euro sono il meno Fico di tutti? Cosa dovrebbe dire invece, aggiungiamo noi, il premier dell'India Manmohan Singh che non va oltre i 650 euro al mese. Lui, a dire la verità, ha cercato di spiegare al Parlamento che insomma governa pur sempre un miliardo di persone, che un ritocchino ci vorrebbe, che non si può far figura coi vicini visto che lui, Singh, è il meno pagato premier del mondo, meno persino di quello che dichiara il numero uno del poverissimo Mali. Niente da fare. Quando si tratta di soldi fanno tutti gli indiani...