Guadalupe, la chiesa della Vergine diventa di Wojtyla

Sono oltre venti milioni i pellegrini che ogni anno raggiungono il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, sulla collina di Tepeyac, a nord di Città del Messico.
All'alba del 9 dicembre 1931, il cinquantasettenne indio Juan Diego, mentre si recava a Tlatelolco, un sobborgo della capitale messicana, per la consueta lezione di catechismo, all'improvviso si trovò di fronte all'apparizione di una splendida Signora che emanava una gran luce e si presentava come la «Madre di Dio». Il 12 dicembre seguente, in una gelida mattinata invernale, Juan Diego, spinto dalla «Perfetta sempre Vergine Maria», raccoglie un mazzo di freschissimi fiori di Castiglia da portare al Vescovo e, consigliato dalla Signora, li protegge sotto il mantello. Quando sta per raggiungere l'alto prelato e si accinge ad aprire il soprabito per estrarre il profumato pensiero, il prodigio è evidente: il fascio di fiori non c'è più ma lo stesso mazzo è rimasto impresso sulla tilma della veste di Juan Diego. Il mantello del veggente, proclamato Santo da Papa Giovanni Paolo II nel 2002, è esposto all'interno del Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, inaugurato nel 1976 e da allora meta della devozione popolare dei Paesi del Centro e Sud America. I pellegrini si raccolgono sotto la facciata della Chiesa dove, sopra il balcone da cui si affacciò Papa Karol Wojtyla per celebrare la Santa Messa, campeggia a caratteri in oro la scritta con le prime parole pronunciate dalla «Virgen Morena»: «No estoyo aqui que soy tu Madre?». Dall'America Latina all'Italia la profonda spiritualità dei pellegrini ci accompagna fino a San Giovanni Rotondo, in Puglia, luogo di culto dove la venerazione per Padre Pio è esplosa da quando, il 20 settembre del 1918, inspiegabilmente, sono comparsi sui palmi delle mani, sui piedi e sul costato del frate francescano di Pietrelcina, i segni visibili della Passione di Cristo, le stigmate, scomparse poi dopo la sua morte, il 23 settembre del 1968.
Questi messaggi soprannaturali provocano da allora un inarrestabile flusso di pellegrini e fedeli che eleggono San Giovanni Rotondo una delle prime mete mondiali della spiritualità e raggiungono le zone del Gargano per pregare sulla tomba del santo, definito da Papa Paolo VI tre anni dopo la sua morte «un uomo di preghiera e di sofferenza che celebrava semplicemente la Santa Messa, confessava dal mattino alla sera ed era un vero rappresentante sulla Terra di Nostro Signore».