Guadalupe

Apparendo nel 1531 all’azteco Juan Diego la Vergine disse di essere Coatlaxopeuh, Colei-che-calpesta-il-Serpente. E, poiché il brullo colle Tepeyac in quel dicembre si riempì di ogni fiore della Castiglia, per assonanza il luogo divenne “Guadalupe”. Alcune coincidenze: Hernan Cortés, conquistatore del Messico, era nato proprio a pochi chilometri dall’omonimo santuario spagnolo. Il Serpente era per gli aztechi il dio Quetzalcoatl, il Serpente Piumato. Cortés era sbarcato in Messico due anni dopo la rivolta luterana. Ebbene, le leggende azteche aspettavano giusto nel 1519 il ritorno di Quetzalcoatl, esattamente nel giorno (22 aprile) in cui arrivò Cortés. Era il venerdì santo e Cortés vestiva di nero per rispetto. Ma dieci anni prima la sorella dell’imperatore Montezuma, Papantzin, sconvolta da un sogno era caduta in coma; riavutasi (credendola morta la stavano addirittura seppellendo) raccontò l’incubo: un misterioso personaggio le aveva mostrato l’arrivo di navi recanti croci nere. Impressionati da questi presagi, i dignitari aztechi era stati accolti a bordo dell’ammiraglia spagnola. Qui avevano condito il cibo servito loro con sangue umano, ma gli spagnoli ne erano rimasti schifati e indignati. Ebbene, gli aztechi sapevano da sempre che Quetzalcoatl sarebbe venuto a far cessare i sacrifici umani. Molti altri particolari, se siete curiosi, troverete nel libro di Donal A. Foley Apparizioni mariane (Gribaudi). Tutto ciò spiega anche perché l’evangelizzazione del Messico fu rapidissima, specialmente dopo l’apparizione della Vergine, e a tutt’oggi impossibile a sradicarsi.
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