Guai a chi indaga su Prodi

Come la Forleo, anche il pm di Catanzaro riceve la &quot;visita&quot; degli ispettori di Mastella. Rutelli non è indagato ma agli atti vi sono intercettazioni con un inquisito. <strong><a href="/a.pic1?ID=195547">Berlusconi annuncia che Forza Italia voterà contro</a> </strong>l'uso delle intercettazioni

Catanzaro - Dopo il premier, il vicepremier. E stavolta non è Massimo D'Alema. Nelle carte dell'inchiesta di Catanzaro sui finanziamenti europei e la massoneria deviata spunta anche il nome di Francesco Rutelli. Alcune sue telefonate sono ufficialmente agli atti. Il riferimento all'esponente della Margherita (che al momento non risulta indagato) è contenuto a pagina 10 del supplemento di relazione depositato del perito Gioacchino Genchi, consulente tecnico del pm Luigi De Magistris. Lo sviluppo degli accertamenti svolti su Antonio Saladino, il presunto dominus dell'organizzazione delinquenziale radicata tra la Calabria e San Marino, hanno evidenziato a numerosi contatti telefonici - scrive Genchi - tra lo stesso Saladino e Francesco Rutelli, del quale il Saladino aveva anche annotato i riferimenti delle utenze di diversi cellulari, dell'abitazione e degli uffici di partito». Questo a dimostrazione, chiosa il consulente, della trasversalità politica di Saladino. Che da un lato parla con Rutelli, e dall'altra «esprime pesanti considerazioni critiche» nei sui confronti «anche conversando con Sandro Gozi», altro parlamentare dell'Ulivo finito sott'inchiesta del quale - chissà perché - nella perizia si riporta un sms personale inviato a Saladino: «Giulio è nato oggi alle ore 11.29, pesa tre chili e 240 grammi, ed 49 cm. Giulio est arrivé ce matin! Sandro». Più che affari illeciti, affari di famiglia.
BLITZ A PALAZZO
Ci sono volute le intercettazioni di Mastella pubblicate dal Giornale il 20 giugno scorso e l'iscrizione sul registro degli indagati di Romano Prodi per convincere il Guardasigilli a inviare a Catanzaro i suoi ispettori, come già avvenuto per il Gip Forleo. Un ritardo sospetto alla luce di quando sta avvenendo da anni nella procura dei veleni calabresi dove i magistrati si indagano, si intercettano e si denunciano fra loro, dove ogni atto coperto dal segreto finisce in edicola, dove non si contano più gli esposti e le interrogazioni parlamentari, dove le parentele tra politici e toghe s'intrecciano in inquietanti filoni d'indagine. E dove persino i rapporti di alcuni pm con discussi pentiti sono all'origine delle guerre intestine nella procura più disastrata d'Italia. Parlare di mera coincidenza in relazione all'arrivo, nove giorni fa, di una pattuglia di cinque ispettori impegnati a fare le pulci alle più recenti inchieste di De Magistris, sembra un azzardo. L'attività degli 007 ministeriali è infatti mirata al pm che nelle ultime ore ha fatto trascrivere le intercettazioni del ministro dell'Udeur mentre parla con due indagati dell'inchiesta Why Not, e che due settimane fa ha indagato il premier ficcando il naso nella massoneria deviata e nei finanziamenti europei che facevano gola a personaggi (indagati) con i quali il Professore era in contatto. Il primo accertamento mira a verificare la correttezza dell'iter che ha portato all'iscrizione di Prodi sul registro degli indagati.
LE ACCUSE
In parallelo le indagini puntano a riscontrare gli illeciti denunciati al Csm e alla procura di Salerno dall'avvocato-senatore Giancarlo Pittelli (Forza Italia) che nonostante le guarentigie parlamentari sarebbe stato intercettato e pedinato dai carabinieri insieme al deputato dell'Udc, Pino Galati (difeso da Pittelli) e al procuratore capo Mariano Lombardi.
Gli ispettori avrebbero acquisito tutti gli atti dell'inchiesta «Why Not» per verificare le procedure seguite in relazione all'uso delle intercettazioni di Antonio Saladino, considerato il dominus della presunta organizzazione delinquenziale, nelle quali l'imprenditore vicino alla Compagnia delle Opere interloquisce ripetutamente con Clemente Mastella. In parallelo si starebbero cercando i riscontri a determinate fughe di notizie, precise, continue, reiterate, già stigmatizzate nella precedente relazione ispettiva. Oltre alle accuse messe nero su bianco da inquisiti eccellenti, e non, i segugi di Mastella avrebbe acquisito tutti gli atti (proscioglimenti, archiviazioni, scarcerazioni, annullamenti di sequestri e decreti di perquisizione, bocciature al Riesame) inerenti quelle indagini di De Magistris concluse con un nulla di fatto. Al di là delle evidenze, Mastella respinge ogni illazione sul conflitto d'interessi legato all'invio dei suoi 007 a Catanzaro.
L'IRA DEL MINISTRO
«Tutte le iniziative disciplinari assunte dal ministro - si legge in una nota di via Arenula - sono state dettate unicamente dall'esigenza esclusiva di adempiere ai doveri istituzionali che gli sono assegnati dalla Costituzione e dall'ordinamento». E di seguito: «L'inchiesta amministrativa attualmente in corso a Catanzaro non è che il prosieguo di altra già delegata dal precedente Ministro. Si tratta di accertamenti ulteriormente disposti dal Guardasigilli a partire dal 17 maggio 2007, sulla base di numerose denunce di cittadini privati ed anche di magistrati, nonché‚ di diverse interrogazioni parlamentari che evidenziavano gravi irregolarità circa le condotte tenute da magistrati del distretto di Catanzaro nella trattazione di altri procedimenti».
Nel documento il Guardasigilli se la prende anche col Pm e con la stampa: «Il ministro ha una totale serenità di coscienza. Che certamente non può avere chi distilla ad arte informazioni acquisite in ragione del proprio ufficio e chi attinge ad esse in nome di una pretesa libertà di stampa che fa violenza alla dignità costituzionale della persona e dei suoi diritti». Quanto ai rapporti con gli indagati, osserva Mastella, «sono sempre stati del tutto corretti e lineari e totalmente privi di rilevanza penale».