Guai a chi tocca i bamboccioni

Caro Granzotto, a quanto leggo, dopo tredici anni, tornano gli esami di riparazione a settembre, quelli che erano stati sostituiti dall’ennesima riforma con il «sistema» dei debiti e dei crediti formativi. Sembra che saranno rimandati qualcosa come il 43 per cento degli studenti. I genitori sono già in agitazione, pronti a far pressioni sul governo perché non sia riformata la riforma della riforma e sia così garantito lo svolgimento delle vacanze estive (il problema è tutto lì, nel «diritto» alle vacanze). Ovviamente i genitori scelgono di prendersela con il governo, non con i figli che, se si applicassero e studiassero di più, potrebbero benissimo evitare di essere rimandati. Non trova che sia un pessimo criterio educativo deresponsabilizzare in tal modo i figli? E che questo nuovo corso farà crescere generazioni di somari presuntuosi?


Nuovo corso, caro Roberti? Senta cosa m’è capitato di leggere (e di trascrivere nel mio Calepino) in «Stenografie di viaggio» di Giovanni Ansaldo (Edizioni Aragno, libro bello e interessante, che consiglio ai lettori): «Sul tram per Bad Goedesberg, leggo il seguente avvisetto: I portatori di tessere tranviarie scolastiche sono ammoniti che essi non hanno alcun diritto a sedere. Se qualche viaggiatore a tariffa intera resta in piedi, essi devono cedere il loro eventuale posto a sedere prima ancora di essere avvertiti dal bigliettaio. I portatori di tessere tranviarie scolastiche sono i ragazzi che da Bad Goedesberg, località di residenza borghese, vanno e vengono da Bonn per gli studi. Ora, io sono sicuro che se un’azienda tranviaria italiana facesse affiggere nelle proprie vetture un avviso analogo susciterebbe un vespaio senza fine. Decine di madri scriverebbero protestando ai giornali, facendo notare che i loro figli devono poter sedere per arrivare a scuola freschi e riposati, e poter così profittare meglio della lezione. Si citerebbero in appoggio pareri conformi di pediatri e di fisiologi. Mi pare di leggerle, queste lettere. Qui in Germania, invece, tutti trovano l’avvertimento tranviario del tutto naturale. Ed il bello è che viene scrupolosamente osservato dai ragazzi!».
L’anno, caro Roberti, 1954. Più di mezzo secolo fa. Altro che nuovo corso! L’appunto - e le sconsolate considerazioni - di Giovanni Ansaldo sembrano scritte oggi. O meglio, forse oggi Ansaldo avrebbe aggiunto, a pediatri e fisiologi, sociologi e assistenti sociali. Ma per il resto, come vede, niente di nuovo sotto il sole. I figli «piezz’ ’e core» erano, «piezz’ ’e core» restano.
Paolo Granzotto

Ps: Per chi dovesse ignorarlo, il genovese Giovanni Ansaldo, scomparso nel 1969, fu giornalista eccellentissimo. Un maestro. Collaborò a La Stampa e a L’italiano di Leo Longanesi, per il quale scrisse, con lo pseudonimo di Willy Farnese, «Il vero signore» e, con quello di Michele Fornaciari, «Latinorum». Libro, quest’ultimo, che considero un crimine editoriale non averlo ristampato nel tempo. Diresse, con mano sicura ed elegante, Il Mattino di Napoli.