«Guai al magistrato che boicotta la legge»

(...) la sospensione per un anno di determinati processi. Se n’è avuta eco immediata anche in Liguria, terra d’elezione di Sansa che è stato magistrato a Genova, poi sindaco della stessa città dal 1993 al ’97, e ora è di nuovo a Genova, come presidente del Tribunale dei minori.
Nei giorni scorsi, il giudice ha sostenuto la tesi del «gran rifiuto» corroborando ulteriormente la sua ormai cronica antipatia per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ricordiamo, fra l’altro: «Sta avvicinandosi il tempo in cui dovremo chiederci se obbedire o no alla legge - sentenzia Sansa -, nel mio stesso tribunale come in tutti gli altri del Paese». E ancora: «Non so se darò istruzioni di sospendere i processi piegando la testa all’abuso, non so se potrò obbedire».
Esemplare e tempestiva la presa di distanza di Guido Garri, della Direzione provinciale del’Udc di Genova, che ci tiene a precisare innanzi tutto. «Ho riflettuto a fondo prima di esprimermi, per evitare valutazioni sull’onda dell’emotività». Ma subito dopo aggiunge. «Il giudice Sansa, sulla stampa, ha espresso un parere e manifestato una presa di posizione sulla conversione in Legge riguardante l’emendamento al cosiddetto Decreto Sicurezza. Tralascio di commentare il parere espresso sul merito del provvedimento in quanto condivido le diverse opinioni negative al riguardo; peraltro - fa osservare Garri - credo che il gruppo Udc voterà contro questa norma».
Altra cosa, invece, secondo il rappresentante del partito di Pierferdinando Casini, è l’adesione alle posizioni espresse da Sansa sull’obbedienza o meno alle leggi dello Stato: «Francamente sono allibito - confessa Garri - e tremo al pensiero che ci siano magistrati che immaginino di non osservare la Legge. So bene che esiste un imperativo morale, alto, che dice che non si devono osservare le leggi contrarie al diritto naturale e lesive dei principi fondamentali di libertà, giustizia e dignità della persona. Ma dubito, fortemente, che per la fattispecie prevista dall’emendamento possa invocarsi l’obiezione di coscienza». Dovrebbe essere superfluo ricordare a un magistrato che «per norma costituzionale, tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi, la cui formazione è affidata collettivamente ai due rami del Parlamento».
Sulla base di questi presupposti, sempre secondo l’esponente della Direzione dell’Udc, «non spetta al giudice sindacare sulla legge; al giudice spetta applicare la legge quale formulata dal Parlamento, unico titolare del potere legislativo». Colpisce, infine, conclude Garri, «nel ragionamento del giudice Sansa il disprezzo in cui tiene il Parlamento considerato “corte di servitori“ del Presidente del Consiglio. Il Parlamento, anche questo Parlamento, è eletto dai cittadini italiani con libere elezioni e al Parlamento, nel libero gioco delle maggioranze ed opposizioni, spetta il compito di addivenire alla formazione delle leggi. Non mi pare che in questa funzione sia da riservarsi ai parlamentari l’epiteto di servitori». Anche per questo, «la presa di posizione di Sansa rafforza, inevitabilmente, coloro che sostengono che i magistrati esorbitano “politicamente“ dalle loro funzioni e dalle loro attribuzioni, senza peraltro risponderne ad alcun corpo elettorale».