Guai per Marcelletti: sms hard a una 13enne

I giudici chiedono l’arresto in carcere per il
cardiochirurgo: sospetti di pedofilia. Avrebbe avuto una relazione con la ragazza. La difesa: "La storia era con sua madre"

L’inchiesta riparte dalla coda. Velenosissima. I maneggi, i presunti ricatti alle famiglie dei piccoli pazienti, le fatture dimenticate, le contestazioni per complessivi 15mila euro, bottino tutto sommato modesto e poco convincente, restano sullo sfondo. Ora l’indagine su Carlo Marcelletti si avvita sugli mms e sugli sms scambiati con una tredicenne nell’estate scorsa. Pareva un capitolo marginale. Ora la magistratura alza il tiro: si scopre che gli sms ad alto contenuto erotico sono decine, forse centinaia. Il professore avrebbe fatto apprezzamenti sulle grazie della ragazzina, ritratta nei videomessaggi che, però, a ingarbugliare la situazione già difficile, non ci sono perché il gip non ne aveva autorizzato l’intercettazione. Lo stesso giudice Pasqua Seminara gira ai colleghi della Procura un suggerimento: contestare non la produzione di materiale pedopornografico ma addirittura la violenza sessuale, reato ben più grave.

I pm, forse perché privi degli mms, ricostruiti solo sulla base dei commenti via sms, scelgono l’ipotesi meno dirompente, il gip intanto chiede al Tribunale per i minori l’allontanamento da casa della tredicenne, finita in questo valzer a luci rosse sotto lo sguardo della madre. E qui la difesa gioca la sua carta: «Marcelletti - dice senza tanti giri di parole l’avvocato Roberto Tricoli - aveva una relazione con la mamma della fanciulla. Gli sms erano in gran parte rivolti a lei. Del resto mamma e figlia usavano lo stesso cellulare». Spiegazione che spiega? «In ogni caso - mette le mani avanti Tricoli - il rapporto telematico con la ragazza, ammesso che ci sia stato, è durato pochissimi giorni: parlare di decine o centinaia di messaggi è ridicolo». Lei, la protagonista, avrebbe però confermato tutto, anzi avrebbe raccontato dettagli a dir poco imbarazzanti. All’inizio Marcelletti «bleffò» presentandosi come il figlio del luminare, solo alla fine svelò la sua vera identità. E mise in chiaro che non era un quasi coetaneo ma una celebrità di 64 anni. «Siamo al buco della serratura - si sfoga Tricoli - nell’interrogatorio davanti al gip Marcelletti chiarirà tu anche questa storia». Così l’ultimo troncone dell’indagine rischia di diventare il più esplosivo. Il filone principale, quello che ha portato all’arresto per concussione, peculato e truffa, appare invece tutto da verificare. Tanto per cominciare, la cifra sul piatto della giustizia è misera, se rapportata allo spessore del personaggio: 15mila euro. I meccanismi con cui sarebbero stati commessi i reati appaiono poi tortuosi. «Ci sono due concussioni - riprende Tricoli - ma le presunte vittime non si sentono tali. Avevano deciso di donare soldi all’Associazione per la cura del Bambino cardiopatico. Dov’è il reato? E dov’è lo scandalo?» E i peculati? «Peculati e truffe viaggiano insieme nella testa dell’accusa - riprende Tricoli -, lui visitava centinaia di pazienti dentro l’ospedale. In quel caso avrebbe dovuto fatturare i compensi e dividerli a metà con l’ente, come previsto per l’intramoenia». Centocinquanta euro per sé, il resto al Civico. In qualche caso invece gli onorari sono in nero e la Procura ritiene che Marcelletti abbia tenuto per sé anche la metà destinata alla struttura pubblica. «Può essere - spiega Tricoli - che Marcelletti abbia commesso qualche pasticcio, può essere che non sempre abbia distinto in modo netto fra la sua persona e l’ospedale, ma non vedo il dolo, la cattiveria, la volontà di sottrarre soldi. I pm descrivono un Marcelletti avido che non trova riscontro nella realtà: il professore è andato in giro per il mondo operando gratuitamente tantissimi bambini». I pm però non demordono: avevano chiesto il carcere, il gip ha concesso solo i domiciliari, ora ripropongono la stessa misura al Tribunale del riesame.