«Guai ospitare Pansa in consiglio»

Giampaolo Pansa invitato in Regione? Non se ne parla proprio. Il leader regionale del Partito dei comunisti italiani, Enrico Vesco, taglia corto all’ipotesi, avanzata dal capogruppo di Alleanza nazionale Gianni Plinio, di ospitare nella Sala verde il giornalista e scrittore al centro dell’attenzione (e delle critiche di una certa sinistra) per la pubblicazione del volume «La grande bugia», sugli eccidi del dopoguerra in Italia compiuti dai vincitori sui «colpevoli di essersi schierati dalla parte sbagliata». Invitando Pansa - sosteneva fra l’altro Plinio - la Regione Liguria «può dimostrare di essere dalla parte della libertà di opinione». Posizione nettamente bocciata da Vesco, secondo cui «la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero è uno dei principi fondanti della Repubblica italiana. Ma è una democrazia, la nostra, che si basa su quello che, forse, qualcuno chiamerebbe il sangue dei vincitori, ossia sul sacrificio delle truppe alleate, dei contadini e degli operai oppressi dall’occupazione tedesca, di quei militari italiani che hanno combattuto l’invasione nazista. Una democrazia che non esisterebbe senza la lotta dei partigiani, la lotta cioè di uomini, donne e ragazzi che decisero di mettere mente, cuore e braccia al servizio di un ideale di libertà e giustizia, credendo e sperando in un vero cambiamento». E poco importa se, come ha documentato Pansa nei suoi tre libri più recenti, dietro il paravento dell’antifascismo siano stati commessi, anche nel dopoguerra, brutali omicidi su avversari politici e anche su persone inermi che con la politica non c’entravano per niente: per Vesco il problema è un altro. E la sua filippica si trasforma nel solito pistolotto propagandistico: «I valori espressi dalla nostra Costituzione, democratica e antifascista - aggiunge - sono un lascito morale che dev’essere costantemente ricordato e difeso. Proprio per questo sono assolutamente certo che Pansa debba poter raccontare liberamente la “sua“ storia senza irruzioni o atti di violenza. Ma non venga - conclude Vesco - proprio nella sala consiglio regionale a gettare fango su chi ha rischiato la vita per conquistare la libertà. Pansa e i suoi accoliti sono liberi di organizzare conferenze e manifestazioni. Noi di non andarci». Giusto: altrimenti, i comunisti e i loro «accoliti» sarebbero costretti inevitabilmente a pensare.