«Guai soprattutto nostri, basta doppia morale»

Onorevole Boccia, ben svegliato: anche il Pd scopre la corruzione.
«Confesso. La questione riguarda in gran parte il centrosinistra».
I ruoli chiave della pubblica amministrazione li avete voi.
«La lotta alla corruzione non si fa con la propaganda del centrodestra, ma neppure con la doppia morale della sinistra».
La Puglia è roba sua.
«Infatti non è della Puglia che voglio parlare, checché ne pensi lei il mio obiettivo non è sparare su Vendola. I meccanismi sono identici in tutto il Paese».
Spieghiamoli.
«Con l’inchiesta in corso sulla protezione civile ci stiamo concentrando sulle tangenti. Equivalgono a una vera violenza, certo, ed è sacrosanto inasprire le sanzioni».
Però?
«C’è una forma di corruzione che consiste nell’aggirare un concorso pubblico e che equivale a prendere una tangente».
I concorsi vengono aggirati alla luce del sole, perché parla di corruzione?
«Assumere nella pubblica amministrazione, con nomina diretta, amici e parenti di politici o magistrati è una forma surrettizia di arruolamento nella pubblica amministrazione».
Non è diritto del politico nominare persone di sua fiducia?
«Certo. Ma se lo spoil system è solo in entrata, e non anche in uscita, diventa mera lottizzazione».
Però il centrosinistra grida allo scandalo ogni volta che il centrodestra mette in atto lo spoil system.
«Io invece faccio appello al ministro Brunetta».
Niente meno.
«I controlli sugli enti locali e sulle Regioni vanno rafforzati con un nuovo ruolo di Corte dei conti e Ragioneria generale dello Stato. Abbiamo eccellenti funzionari dello Stato che non dobbiamo pagare».
Tradotto per i comuni mortali?
«Non deve più ripetersi che eserciti di persone entrino nelle amministrazioni locali e regionali per essere poi stabilizzate a danno delle migliaia di giovani che studiano una vita per un concorso».
E che c’entra il ruolo della Corte dei conti?
«Pensi ai nuclei di valutazione all’interno delle Asl e delle pubbliche amministrazioni. Ormai sono piene di professionisti incapaci, pagati decine di migliaia di euro l’anno per riunirsi ogni dodici mesi e dire che tutto va bene, e che hanno il solo merito di essere legati a reti vicine ai partiti, a lobby, o addirittura a parenti in alcuni casi, di magistrati e di giornalisti. Categorie, queste ultime, che dovrebbero controllare la politica e che, ormai da anni, ne diventano parte integrante, influenzandola».
Chi controlla i controllori.
«Esatto. Nessuno».
È tutto sul filo della legalità, però.
«Sì, ma c’è uno scandalo etico che noi dobbiamo contrastare, questo ormai è un tumore».
E come si fa?
«Questo esercito di pseudoprofessionisti che provengono dal sottobosco della politica va cacciato. Per questo con Orlando, Vaccaro, Ferranti e Letta abbiamo firmato una proposta di legge che sancisce che aggirare un concorso pubblico è come prendere una tangente».
Ma come mai vi siete svegliati proprio ora? Temete bufere giudiziarie?
«È un dato che se non metteremo un argine le prossime intercettazioni che leggeremo riguarderanno questo fenomeno. Ma l’idea di aprire la questione con una proposta di legge è nata con la candidatura del pm Nicastro nelle liste dell’Idv alle Regionali».
Avete chiesto che i magistrati debbano aspettare un tempo di distacco di tre anni da un territorio prima di potersi candidare lì.
«La candidatura di Nicastro è inopportuna e imbarazzante, lo scriva».
Lo scrivo.
«La Magistratura in particolar modo va difesa sempre più da comportamenti inappropriati di singoli che nello svolgimento delle loro funzioni mantengono forme di rapporti strutturali e di militanza con i partiti politici».
Invece scendono tutti in politica.
«Ogni giorno centinaia di magistrati straordinari escono di casa per servire il Paese e le loro comunità. Oggi la politica, senza colori, deve difendere loro e la funzione terza della magistratura, scrivendo regole chiare sul rapporto con la politica».
Il centrodestra le farà un applauso.
«Io mi auguro che Brunetta, nel momento in cui mette mano alle norme sulla trasparenza, decida di porre fine a questo sistema dei controllori nominati dai controllati, utilizzando pezzi dello Stato».