Guantanamo non è peggio di Xitta

Ancora una volta ho seguito il suo consiglio e pur non interessandomi molto la guerra ho comprato «Il corpo di spedizione francese in Italia» per conoscere la verità sulle violenze cui durante la seconda guerra mondiale sono state sottoposte le donne dalle truppe marocchine. E con grandissima sorpresa ho appreso che a compiere gli stupri non furono soltanto le truppe di colore. Tutto ciò mi è venuto in mente leggendo della iniziativa dell’Onu per far chiudere il carcere di Guantanamo. Davvero un peccato che qualcuno non sia intervenuto per far cessare le violenze e le torture di cui furono vittime le donne italiane alle quali, come lei scrisse, nessuno ha poi chiesto almeno perdono. E non credo che Guantanamo sia peggio di Xitta.

Domenica Frattani - Roma

No, gentile lettrice, Guantanamo non è peggio di Xitta. E come sia Guantanamo non ce lo devono certo venire a dire gli ispettori dell’Onu che in quel carcere non misero piede (per loro volontà) e che hanno steso il loro compitino in base alle accuse degli avvocati di Al Quaida. Ma lasciamo perdere. Il libro di Fabrizio Carloni sul Corpo di spedizione francese in Italia - davvero assai interessante e che consiglio ai lettori – è il primo lavoro che affronti con rigore storico quegli avvenimenti. Dei quali i più conoscono il bestiale risvolto delle violenze sui civili (sulle civili, in particolare) grazie al film La Ciociara diretto da Vittorio De Sica. Le prime truppe coloniali sbarcarono a Licata, in Sicilia, nel luglio del 1944, col compito di presidiare il porto e difendere il fianco sinistro l’Armata di Patton. E, come ricorda una testimone, subito cominciarono i sequestri di ragazze italiane «che consideravano bottino di guerra». Fu allora che nel sobborgo trapanese di Xitta si verificarono gli episodi ricordati dalla signora Frattani e dei quali furono protagonisti paracadutisti della Francia metropolitana, non «goumier» marocchini. Come riferisce Fabrizio Carloni, quello di Xitta non fu un episodio isolato perché risulta che anche altrove i parà si resero responsabili di violenze e stupri, ma solo per i fatti di Xitta esistono documenti che attestano la loro precisa responsabilità.
I «goumier» marocchini fecero se non di peggio, perché ciò non era possibile, certo di più sul fronte di Cassino e in particolare in Ciociaria. E ci volle del tempo prima che il maresciallo Alphonse Juin intervenisse per fare cessare le violenze e colpire i responsabili. Ciò avvenne quando Badoglio si risolse a chiedere ufficialmente al generale Alexander, comandante delle forze alleate, di imporre a Juin di prendere «immediate e severissime sanzioni» contro i responsabili delle atrocità e violenze sui civili. La richiesta era accompagnata dalla testimonianza di un gruppo di profughi proveniente da Spigno ed Esperia, nel Frusinate: «Abbiamo sofferto più nelle 24 ore in cui abbiamo avuto contatto con i marocchini che negli otto mesi in cui abbiamo subito i tedeschi. I tedeschi ci hanno portato via capre, pecore, viveri, ma hanno rispettato le nostre donne e i nostri pochi risparmi. I marocchini si sono precipitati su di noi violentando, minacciandole con le mitragliatrici, bambine, donne, ragazzini, susseguendosi come bestie nei turni. Ci hanno spogliato dei nostri soldi, si sono portati via ogni fagotto, biancheria, scarpe». Juin allora emanò un memorandum in cui si ordinava di «punire senza pietà i violatori», ma poiché gli stupri continuavano e anzi si moltiplicavano, decise, finalmente, di passare alle maniere forti. Nel giugno del ’44 quindici «goumier» sorpresi mentre procedevano a uno stupro collettivo furono processati e fucilati. Altri ne seguirono. Resta il fatto che, come ricorda Fabrizio Carloni, il maresciallo Juin «non ha mai speso una parola per scusarsi delle violenze commesse in Italia dalle truppe alle sue dipendenze».
Paolo Granzotto