MA GUARDA CHE COINCIDENZA

Conosco e sono amico di Agostino Saccà, l’ex direttore generale della Rai, soltanto da quaranta anni: da quando cioè passeggiavamo per chilometri avanti e indietro sulla terrazza della sede del partito socialista di via del Corso parlando di politica. L’ho chiamato ieri dopo la bufera ad orologeria scatenata da Repubblica per mano di uno dei suoi vicebrigadieri verbalizzanti. Saccà al telefono è esploso: «Ti dico solo una cosa: le tre attrici che sarebbero state raccomandate da Berlusconi non furono mai assunte alla Rai perché non hanno mai superato il provino. Pensa te il livello di corruzione». Il quotidiano fondato dall’incolpevole Scalfari ieri infatti titolava a tutta pagina «Berlusconi indagato per corruzione» spacciando intercettazioni di cui nessuno, tranne Repubblica stessa ma non l’interessato, sa nulla.
Fantastico, ci siamo detti: la politica si è rimessa in moto e subito la grande intercettatrice si è mossa. E che cosa verbalizzava la questura del giornalismo? Nientemeno che alcune chiacchiere fra Berlusconi e Saccà (ora direttore di RaiFiction) dalle quali le sorti della democrazia appaiono compromesse: l’ex presidente del Consiglio, sempre e soltanto secondo Repubblica, avrebbe infatti garbatamente raccomandato l’assunzione di quattro aspiranti attrici. È infatti bastata una sua parola e le quattro raccomandate sono state messe alla porta. L’Italia freme per tanta arroganza. Ma non basta: il quotidiano verbalizza l’arcinoto caso del senatore Nino Randazzo, eletto in Australia per la sinistra il quale, essendo uomo di mondo, confessa di avere bevuto un tè da Berlusconi senza poter per questo escludere un bignè. Secondo il brigadiere di Repubblica l’indagato padrone di casa avrebbe detto: «Caro Randazzo, se ci aiuta a far cadere Prodi, quando torneremo al governo noi lei potrebbe essere vice ministro degli Esteri con delega sull’Australia». Roba pesante: tè e politica. E poi, verbalizza la gazzetta, sembra che il Cavaliere si sia offerto di aiutare lo stesso Randazzo per la prossima campagna elettorale. Randazzo, che queste storie al Senato le racconta alla buvette, avrebbe ringraziato declinando la proposta.
Dica il lettore se dai tempi della Chicago di Al Capone ha mai udito storie più sordide. Il verbalizzante giornale garantisce che promettere aiuto in campagna elettorale implica l’ipotesi di corruzione. L’etica politica è stata dunque aggiornata mentre eravamo distratti, ma se è così chiedo di essere incriminato anch’io perché di sicuro non ho tirato fuori un euro per la mia campagna elettorale e dunque devo essere considerato corrotto. Lo scoop insomma è grottesco sia perché Randazzo non ha mai cambiato campo, sia perché le quattro attrici non sono state mai assunte, e poi perché non un solo euro è mai passato di mano e non è successo nulla di nulla. Ma i fatti non contano: conta che l’Italia sia stata ieri messa a rumore perché Repubblica rilancia il solito combinato disposto fatto di brigadieri giornalisti, operatori di giustizia che violano le leggi e da un calendario a orologeria per campagne preconfezionate da una nota cabina di regia.

www.paologuzzanti.it