"Ma guarda un po’: dopo 4 anni l’Italia torna a parlare di noi..."

Pietro Piller Cottrer è pimpante come al solito. Reduce da un periodo
di lavoro duro al Passo di Lavazé assieme a Giorgio Di Centa, è pronto
a partire per la sua quarta avventura olimpica

Pietro Piller Cottrer è pimpante come al solito. Reduce da un periodo di lavoro duro al Passo di Lavazé assieme a Giorgio Di Centa, è pronto a partire per la sua quarta avventura olimpica. Martedì volerà in Canada, a Whistler Mountain, dove un anno fa vinse la gara preolimpica nella 30 chilometri a inseguimento. A Torino nel 2006 vinse un bronzo individuale nella stessa gara e l'indimenticabile oro nella staffetta. «Il tempo è volato, ma per l'opinione pubblica in questi quattro anni non siamo quasi esistiti: dopo le medaglie di Torino è cambiato pochissimo nei nostri confronti. Nel 2009 ho vinto la coppa del mondo di lunghe distanze, ma in pochi lo sanno. Ora però c'è un'Olimpiade alle porte e allora godiamoci il momento di gloria!».
Polemico?
«Ormai non me la prendo più, ho capito che non c'è speranza: in Italia conta sempre e solo il calcio, per gli altri sport lo spazio è davvero ridicolo, tanto più se non ci sono interessi economici in ballo. Un tempo mi davo la colpa, pensavo di non fare abbastanza risultati, ora mi sono messo il cuore in pace: anche un oro olimpico e una coppa del mondo non possono cambiare le cose».
Chi verrà a fare il tifo per lei?
«Nessuno, per mia moglie coi bambini sarebbe stato troppo complicato, mio padre andrebbe a piedi in cima a qualsiasi montagna ma non fatelo salire su un aereo, mia madre era la più entusiasta, “vengo io!”, ma all'ultimo si è accorta di non avere il passaporto. Così ho regalato a tutti un abbonamento a Sky e alla fine mi vedranno meglio da qui».
Alla quarta Olimpiade della carriera per la prima volta dormirà nel villaggio e non in una casa privata solo con la sua squadra. Contento?
«Avrei preferito andare in una casa come al solito, per la maggior tranquillità, per il nostro fantastico cuoco Walter, per evitare di stare troppo in mezzo agli altri. Sarebbe il colmo se dopo tanto lavoro per arrivare in forma all'ora X mi prendessi il raffreddore da un bobbista bulgaro, ma la scelta alla fine è stata fatta per le difficoltà negli spostamenti, i pass per le auto non sarebbero stati sufficienti e messi tutti i pro e i contro sulla bilancia si è deciso per il villaggio. Walter starà nella casa presa per gli skimen, vorrà dire che andremo da loro appena possibile: per noi fondisti curare l'alimentazione, specie prima delle gare più lunghe, è fondamentale, ma anche stavolta ce la faremo, come si sa l'arte dell'arrangiarsi è quella in cui noi italiani siamo assoluti numeri uno!».
Programma intenso il suo: quattro gare durissime fra il 15 e il 28 febbraio.
«Inizierò con la 15 km a tecnica libera, la gara su cui punto di più. Nella seconda, quella ad inseguimento con probabile arrivo in volata, il norvegese Northug sembra quasi imbattibile, solo il meteo potrebbe scombinare un po' le carte in tavola: in caso di neve o pioggia, molto probabili a Whistler, spero di essere lì a giocarmela. Poi c'è la staffetta, con l'oro da difendere: io, Di Centa e Checchi siamo sicuri del posto, il 4° uomo si deciderà là così come la formazione, a me come sempre dovrebbe toccare la terza frazione a tecnica libera, ci sono affezionato ormai. Per chiudere farò la 50 km, in cui noi italiani non saremo certo favoriti dalla partenza in linea e dalla tecnica classica, ma proprio per questo forse potremo stupire tutti: a Torino non potevo muovermi, ero controllato a vista, qui magari mi lasceranno più libero di attaccare e allora, chissà...».
Un oro per chiudere in bellezza a 35 anni?
«No, nel 2011 voglio fare i Mondiali di Oslo, mi vengono i brividi solo a pensare alla gente che verrà a vederci. A Vancouver non credo vivremo sensazioni simili, ma chi se ne importa, la testa sarà concentrata su altro, tutta la stagione è stata impostata per andare bene all'Olimpiade. Finora abbiamo deluso, anche se io con 10" in meno avrei due podi e non dei piazzamenti, ma questo è lo sport. Aspettate però a puntarci i fucili contro, ne riparliamo alla fine dei Giochi».