GUARDA UN PO’ LA RAI È LOTTIZZATA

Una mattina mi sono svegliato e ho trovato il lottizzator. Al grido di «giù le mani dalla Rai», la sinistra scopre all’improvviso che le nomine della Tv di Stato non avvengono per sorteggio e nemmeno col televoto come a Sanremo, ma c’è di mezzo la politica. Pensate un po’, chi l'avrebbe mai immaginato? O Bella Ciao. Come tante belle addormentate nel bosco del sottogoverno, le menti più illuminate dell’intellighentia chic si svegliano dal lungo sonno e fingono di essere colte da immacolati e infiniti stupori. In una riunione a casa di Berlusconi si è parlato perfino del Tg1: poffarbacco, che scandalo. Avanti di questo passo e chissà magari fra qualche anno scopriranno perfino che i bambini non li portano le cicogne. E che «avere una banca» non significa giocare al Monopoli.
Dal sermone domenicale di Scalfari all’intervista indignata di Sergio Zavoli (quello che ci ha messo cinque giorni per vedere la trasmissione di Santoro), dalla prima pagina del Corriere con la vignetta di Giannelli alla prima pagina dell’Unità (uguale alla vignetta di Giannelli: sarà un caso?), tutti a levare il solito grido di dolore, persino un po’ stagionato, contro le scelte dei direttori dei tg che si fanno nel salotto di Berlusconi. Perché è chiaro, come dice la Jena, sono finiti i bei tempi di una volta, quando quelle scelte si facevano solo nel salotto di Veltroni.
Siamo sempre stati in prima linea nel combattere le voracità della politica e la voglia di ogni sottopanza di intromettersi in scelte che dovrebbero seguire criteri rigorosamente professionali. E continueremo a farlo. Ma non possiamo fare a meno di provare un po’ di orticaria di fronte a tanta ipocrisia dei sepolcri malamente imbiancati: da una parte vogliono passare come i difensori della purezza della razza giornalistica, dall’altra trattano tutto, dal presidente Paolo Garimberti (non a caso indicato da Franceschini) fino all’ultima poltroncina al Gr Parlamento. Ma li sentite? Hanno appena finito di tuonare: fuori la politica dalla Rai, e chiedono di avere, per via politica, la direzione di Raitre. Fingono di scandalizzarsi perché Mimun o Minzolini (ottimi professionisti) hanno il gradimento di Berlusconi, poi aggiungono: però al Tg3 ci deve andare la Berlinguer perché piace a D’Alema... Se la coerenza fosse un vestito, sarebbero nudi. Se fosse cibo, sarebbero già morti di anoressia.
Del resto che la Rai sia stata occupata da sempre, in tutti i suoi anfratti più nascosti, dalla sinistra è cosa piuttosto risaputa. E evidente. Se se ne volesse un’ulteriore dimostrazione, basta guardare i volti noti: da Lamberto Sposini, già pippobaudo dell’Ulivo e ora re del pomeriggio di Raiuno, a David Sassoli, da anni anchorman di punta del Tg1 e così organico al Pd da esserne candidato simbolo per le prossime europee. E poi Santoro, Lilli Gruber, Marrazzo, Badaloni. Il bello è che molti di loro, appena finito l’incarico politico, tornano in onda, come se niente fosse. E ci danno pure lezioni di correttezza giornalistica. E poi si scandalizzano perché si parla di Rai in una riunione col premier. Ma per favore. Se volete, scendete dal pero e proviamo a parlare seriamente. Prima, però, spogliatevi da quella spocchia, toglietevi di dosso quell’aria di superiorità morale, liberatevi dalla presunzione di essere i migliori che vi accompagna da sempre e che vi ha inesorabilmente portato a essere i peggiori. Perché di tromboni è pieno il mondo. Ma nessuno è così facile da suonare come voi.