Per il Guardasigilli c’è un regista che ha voluto incastrare Sircana

Il ministro della Giustizia avanza dei sospetti sulla serata in cui il braccio destro del premier è stato fotografato: "Per quegli scatti qualcuno ha dato delle precise indicazioni". Ma poi attacca il Garante: "Doveva intervenire prima"

Roma - Se per il Guardasigilli la parola «complotto» appare esagerata, tutta la dinamica della vicenda Sircana gli risulta comunque «singolare». Anche Clemente Mastella, dopo la pubblicazione di alcuni articoli sulla stampa che riferiscono di «ombra dei Servizi deviati» su tutta la storia, parla adesso di «manina che accompagna». Quello che stupisce il ministro di Giustizia è infatti il modo nel quale il portavoce del capo del Governo viene tampinato una qualunque notte di settembre e inseguito dai fotografi: «Ciò che mi ha lasciato e mi lascia singolarmente stupefatto è la dinamica: normalmente un fotografo che vede un politico con una donna diversa dalla moglie ha già il suo scoop e si ferma là. Il fatto di seguirlo significa evidentemente che c’è qualcuno che ha dato indicazioni precise. È questa la cosa che più mi insospettisce. Se mi seguono dopo vuol dire che c’è qualcosa, una qualche manina che accompagna...».
Le affermazioni di Mastella seguono la pubblicazione di alcuni verbali nei quali il pm Woodcock insinua che in tutta la vicenda della notte nella quale Lapo Elkann finì in ospedale (dopo una notte di bagordi e droga a casa di un transessuale), ci potrebbe essere la mano di Marco Mancini, l’ex-numero due del Sismi indagato per il sequestro di Abu Omar e collegato alle intercettazioni illegali Telecom.
Le polemiche sulle foto scattate al portavoce di Prodi una notte di settembre mentre cenava con una sua amica in un pubblico locale e dopo, quando fermava la sua macchina accanto a un transessuale con il quale avrebbe scambiato alcune frasi, non sono finite con la loro pubblicazione e con la marcia indietro del gruppo Rcs che ha restituito all’agenzia le foto acquistate per 100mila euro, visto che era venuta a mancare l’esclusiva per la loro pubblicazione.
Proprio su questo episodio torna a polemizzare il presidente emerito Francesco Cossiga che considera «una stupidaggine» tutta l’operazione di acquisizione delle foto da parte del gruppo Rcs. E dopo aver sottolineato che l’amministratore delegato Antonello Perricone era «stato nominato come possibile direttore generale Rai da Prodi» dà la sua versione sulla dinamica dell’acquisizione fatta «superando in sciocchezze il professore Pizzetti, ritenendo di fare un favore a Romano Prodi e a Sircana e nulla a loro dicendo di aver acquistato per la modica cifra di 100mila euro le stupide fotografie per torglierle di mezzo». «Che guaio - ironizza Cossiga - poveri Prodi e Sircana, avere certi amici».
E a proposito delle misure prese dal Garante della privacy, Francesco Pizzetti, è lo stesso ministro Mastella a prenderne le difese giudicando «improprio» l’attacco nei suoi confronti dopo il divieto con cui ha vietato la pubblicazione delle foto.
«Certo - spiega - bisognava intervenire prima, perché nel caso di parlamentari c’è una fragilità tutta particolare». E ribadisce che il suo ddl presentato sulle intercettazioni legali e illegali «non mette alcun bavaglio alla libertà di stampa, ma evita anche le mortificazioni per una serie di persone che sono fuori dalle vicende giudiziarie. Una giustizia in cui ricattati e ricattatori sono sullo stesso piano ha bisogno di essere modificata», conclude Mastella.
Prende le difese del Garante della privacy anche Antonello Soro, coordinatore della Margherita. «È manifestatamente priva di fondamento l’accusa mossa a Pizzetti di aver adottato una decisione ad personam». E fa riferimento a tutti i membri dell’Authority che hanno respinto all’unanimità «questa calunnia». Interviene anche Giuseppe Giulietti, Ds, componente della commissione di vigilanza Rai, che propone un tavolo unitario per affrontare tutti i temi che riguardano la libertà di informazione e il diritto alla privacy: «In questo momento il Parlamento sta discutendo sulla legge per le intercettazioni, sulla legge per l’editoria, sulla riforma dell’Ordine dei giornalisti. Temi che non devono essere affrontati sotto la pressione dell’emergenza quotidiana, ma contestualmente».