«Il guardasigilli con questa legge ci porta nella preistoria del diritto»

L’esponente di An: sulle carriere delle toghe è stato fatto un passo indietro

da Roma

«È una riforma gattopardesca, nel senso che fa finta di cambiare e invece non cambia proprio nulla». Come principessa del Foro, ma anche come parlamentare e responsabile Giustizia di Alleanza Nazionale, Giulia Bongiorno ha letto con attenzione la riforma presentata da Clemente Mastella. Il verdetto è una dura sentenza di condanna.
Onorevole Bongiorno, perché parla di soluzione gattopardesca?
«Non è la prima volta che Mastella fa questo tipo di operazioni. Già di fronte alla congestione della popolazione carceraria deluse tutti coloro che si aspettavano una soluzione reale. Invece la scelta è stata quella di far fare un “tour” ai detenuti, in buona parte rientrati in carcere da lì a poco».
E ora con la riforma della giustizia qual è la scelta del ministro?
«L’adozione di una riforma tampone che come unica soluzione propone quella di non risolvere. È un metodo già adottato che prevede una finzione di cambiamento, una legge illusione-ottica. Si è sospesa la riforma Castelli per procedere a un salto nella preistoria del diritto. Eppure ormai da tempo il dibattito si era avviato verso un principio elementare come la separazione delle carriere».
In verità neppure Castelli era riuscito a superare le resistenze e a procedere alla separazione delle carriere.
«La separazione delle carriere presuppone una rigida separazione delle funzioni e la riforma Castelli aveva posto rigidi paletti che avrebbero costituito il passaggio preliminare per giungere alla separazione. Ora Mastella fa un passo indietro prevedendo soltanto un mutamento di distretto nel momento in cui avviene il passaggio dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti».
Perché in Italia è così difficile mettere mano all’anomalia delle carriere unificate?
«C’è un equivoco di fondo, anche a livello comunicativo. Essere a favore o contro la separazione delle carriere non significa essere a favore o contro i giudici. Sul banco degli imputati c’è il giudizio e la sua credibilità. Qui si pensa a creare il partito di quelli che si autodefiniscono amici dei giudici e quelli che vengono fatti passare come nemici. Io sono amica di molti giudici, in primis Valentina Forleo e sarei pronta a farmi giudicare da chi è stato prima pm perché conosco le persone. Ma questo non può valere per i clienti che pretendono una rappresentazione limpida dell’indipendenza di giudizio».
Cosa accadrà in Parlamento?
«Noi come An presenteremo emendamenti per la separazione delle funzioni. E se non si sceglierà la via ideologica alcuni parlamentari e senatori potrebbero essere intenzionati a chiedere più rigidità e serietà».