Guardate quel prezzemolo di Sarkò: ora spunta la foto accanto ai Beatles

Dopo la bugia sulla sua presenza a Berlino per il crollo del Muro, Rete e giornali ironizzano sul capo del governo

Parigi - Dove sarà mai oggi Nicolas Sarkozy? A Parigi? A Dublino? A Pinerolo? A Bitonto? A Las Vegas? Uno, nessuno, centomila, il presidente va dove lo porta la storia, possibilmente con cronista e fotografo al seguito. In Francia sta impazzendo il gioco che lo coinvolge direttamente. Le regole le ha scritte lui medesimo: dal giorno in cui ha confessato di essere stato presente, con piccone in mano, alla caduta del Muro di Berlino, addì nove di novembre dell’Ottantanove. Si è scoperto, in verità, che il giorno era quello seguente, la sera del dieci, l’ora legale non c’entra, il fuso nemmeno, si vede che la memoria non è più quella di un tempo. Ma l’equivoco è servito a stimolare altri ricordi e accostamenti con il Nicolas Sarkozy abile e arruolato. Dunque il turista ben attento si deve essere accorto, visitando la cappella Sistina in Vaticano, come nell’affresco michelangiolesco sulla creazione di Adamo sia ben visibile il volto del presidente francese, è quello a destra, è Dio che vola nel cielo, il Buonarroti, nel 1511 si ritiene, lo aveva voluto dipingere nel posto ideale, duecentoottantacentimetri per cinquecentosettanta di superficie, attorniato dagli angeli all’insaputa di madame Carlà, ancora madamina. Non contento di quella partecipazione paradisiaca («mi interesso alle informazioni che mi giungono dalla terra» era la didascalia a commento dell’opera insigne), Sarkozy fa un salto di un paio di secoli abbondanti e si presenta, tra i capopopolo della presa della Bastiglia, gioca in casa, è il quattordici luglio del millesettecentoottantanove, allonsenfants.

Si riposa fino ai primi del Novecento quando si presenta, in uniforme, al momento della firma dell’armistizio della Prima guerra mondiale, la data è quella dell’11 novembre del 1918, lui è il primo a destra di un gruppetto tristissimo di ufficiali e generali, in posa davanti a un vagone letto ferroviario. Il conflitto, quello mondiale ovviamente, doveva titillarlo parecchio, al punto che Sarkozy è a bordo di un carro anfibio Sherman americano il sei giugno del 1944, pochi attimi prima dello sbarco su Omaha Beach, per l’operazione Overlord, in Normandia, è il D-Day, lui è di spalle, con l’elmetto in testa, pronto a resistere alle mitragliate tedesche. Finita la guerra eccolo riapparire nella storica istantanea di Yalta, conferenza per la spartizione dell’Europa, lui è seduto su una poltrona trono, di fianco si notano il Churchill, il Roosevelt e lo Stalin, siamo tra il 4 e l’11 febbraio del 1945, roba grossa.

Veniamo a giorni più recenti: nei favolosi anni ’60 Nicolas crea i «Fab five», insomma è il quinto Beatle e in un’istantanea si fa immortalare accanto a John Lennon e George Harrison, non spiegando tuttavia quale sia il suo strumento musicale. Eccolo poi, pochi mesi prima di Berlino, il cinque giugno del millenovecentoottantanove in piazza Tienanmen, è lui il ragazzo che si piazza davanti ai carri armati del partito comunista, la fotografia fa il giro del mondo, Sarkò si volta appena per un sorriso. Il mondo ho detto? E perché no un mondiale, di calcio meglio, addirittura la finale, Parigi, Stade de France, dodici luglio del 1998, entra sul terreno di gioco con la maglietta numero 6, sottratta a Djorkaeff, è seguito da Desailly, Zidane e Petit, poi sarà lui a baciare la coppa d’oro.

È un grande momento per il presidente francese, per celebrare queste sue pagine storiche si è regalato, con votazione notturna dell’Assemblea Nazionale, un nuovo aereo presidenziale da 186 milioni di euro, con sala operatoria, sistema antimissile e stanza da letto matrimoniale, per essere al sicuro nell’alto dei cieli. Il cerchio è chiuso, il Buonarroti lo aveva già previsto e dipinto 5 secoli fa.