Guardia anticlandestini finisce in questura

Che si sarebbero verificati frizioni, provocazioni e, con la scusa della xeonofobia, anche piccoli scontri era perlomeno prevedibile. Così ieri mattina uno dei vigilantes «anticlandestini» messi a controllo dell’ingresso di un palazzo degradato in pieno centro città - piazza Santa Maria del Suffragio 3 - (ieri Il Giornale ha documentato la situazione con un ampio servizio nella cronaca milanese, ndr) è stato portato in questura perché si sarebbe rifiutato di fornire i documenti ai poliziotti.
«In realtà il nostro dipendente non è stato accompagnato all’ufficio immigrazione perché, alla richiesta dei poliziotti, non avrebbe mostrato i documenti ma per un motivo ben diverso: quando li ha esibiti, infatti, quegli stessi documenti erano consumati e quindi illeggibili. Così la polizia ha preferito vederci chiaro» specifica il responsabile dell’agenzia d’investigazione (che preferisce rimanere anonimo per timore di ritorsioni) incaricata cinque giorni fa dalla proprietà del palazzo di controllare gli ingressi.
«Comunque sia chiaro: non siamo assolutamente razzisti - prosegue il responsabile dell’agenzia -. Anzi, impiego operatori extracomunitari, esattamente come la persona che è stata accompagnata oggi, per controllare stranieri che, così, dovrebbero sentirsi anche maggiormente a loro agio».
All’entrata dello stabile vengono infatti controllati i permessi di soggiorno di chi entra e verificati gli elenchi che i titolari dei contratti di locazione hanno stilato con i nomi degli affittuari.
«Si sta procedendo a un censimento e verifica dei condomini e di chi entra - conclude l’uomo - per evitare fenomeni di sovraffollamento negli appartamenti e gli episodi di spaccio e risse che, fino al nostro intervento, erano abituali. Ora la proprietà intende intervenire per rimettere tutto a norma».
Del resto le condizioni in cui si trovava l’edificio erano insostenibili. Presto, prestissimo, bisognerà mettere mano anche alla struttura dell’edificio, ma per il momento i cinque piani - trasformati da tempo nel regno dell’illegalità da oltre cinquecento clandestini che convivevano, subaffittando posti letto, anche in 17 nello stesso appartamento - sono stati «bonificati». Da quattro giorni, all’ingresso dello stabile, infatti, ora fa bella mostra una targa che recita: «Divieto di accesso alle persone non aventi titolo».
Un chiaro invito a girare al largo perché all’ingresso c’è un check-point con tanto di vigilantes che chiedono agli stranieri che desiderano entrare i documenti. Agli appartamenti possono accedere, infatti, solo i titolari dei contratti di locazione e i loro ospiti in regola con il permesso di soggiorno. Naturalmente mai più di sei persone per abitazione. Infatti nei giorni scorsi, a questo check-point - e con il plauso degli inquilini «regolari» che da tempo chiedevano di fare pulizia - sono stati respinti quasi tutti quei circa 500 clandestini che popolavano il palazzo.