Guardiamo al positivo che ci aspetta

(...), imponendo all'occidente una logica da guerra fredda, contrapponendo il sistema economico stalinista statalista sovietico a quello democratico occidentale, ha realizzato un processo dopato delle economie mondiali, ma sopratutto ha impedito di dare vita ad uno sviluppo armonico basato sulla coesione sociale e non sulla lotta tra classi e blocchi.
Ancora oggi ci troviamo davanti le macerie di quel muro, che pure abbattuto ha continuato a promanare e ancora promana per alcuni settori nostalgici, effetti culturali e strascichi ideologici. Il tempo ed una stagione di assunzione di responsabilità da parte della più lucida avanguardia del Partito Comunista ha consegnato al passato quella stagione convenendo sul fallimento del modello comunista così come inteso senza una sua evoluzione socialdemocrarica.
In questi drammatici periodi di crisi internazionale con il sistema occidentale-capitalistico-consumistico egemone, ma in grave difficoltà nel rispondere alla tempesta finanziaria globale, mi pongo la domanda se mai anche chi come me, che ha sempre lottato per l'occidente (pur contestandone ampi spazi e riferendosi più specificatamente alla Dottrina Sociale), non debba interrogarsi su quali nuove opzioni si debba avere il coraggio di cominciare a riflettere. Innanzi tutto è evidente l'impossibilità delle Istituzioni Nazionali a governare processi mondiali e globali, altrettanto chiara è la debolezza dell'Europa degli USA e delle grandi federazioni da quella Russa a quella Indiana per finire al continente Cina, ognuno per se ognuno incapace di prevedere e reagire tempestivamente alla speculazione anonima, senza patria e senza controlli.
La seconda riflessione è sulla percezione innaturale del bisogno così com'è indotto dal consumismo e dalla corsa all'avere che impazza senza ritegno.
Infine sulla fragilità della Persona intesa come elemento centrale del pensiero giudaico-cristiano che si trova in balia di un contesto senza maniglie cui sostenersi, che viene travolta dalla rappresentazione quasi idolatra di un mondo in cui contano solo i contenuti edonistici. In questo contesto complesso si possono individuare tre fattori di speranza: la ripresa di un concetto di etica individuale reso necessario dalle contingenze, che spronerà tutti ad un senso civico collettivo più forte; la Famiglia rivalutata quale unico luogo della compensazione e della ammortizzazione sociale naturale dove il corrispettivo è il bene, e la fatica non è considerata un sacrificio perché svolta per chi si ama; l'individuazione di una Istituzione soprannazionale capace di dare risposte globali a problemi globali. Gli attuali esempi di tali organizzazioni, vedi l' ONU, non brillano per forza e determinazione, ma comunque sono il contenitore dove i Governi Mondiali si riuniscono in sessioni che potrebbero presto avere necessità di prendere decisioni ben meno diplomatiche e soggette agli egoismi nazionali. La vera soddisfazione è che le grandi guerre mondiali, quelle delle trincee del Piave ne15-18 o dei bombardamenti sulle città nel 1940-45, insomma la "grande livella" come diceva Totò, non si abbatterà sui nostri giovani falciandone a milioni, come è invece accaduto costantemente nella storia del mondo che attraversa seppure in maniera scomposta e travagliata il più grande periodo di pace mai riscontrato a memoria d'uomo.
*coordinatore regionale Pdl