Guareschi, il refuso e un’Italia migliore

In un commento pubblicato ieri, e dedicato al dibattito sulla «santificazione» di Alcide De Gasperi, definivo lo stesso De Gasperi «il maggior personaggio politico, per altezza intellettuale e per tempra morale, che l’Italia abbia espresso dopo la Seconda guerra mondiale». Senonché in pagina la «tempra morale» è diventata «tempra mortale». Prendendo spunto dal refuso Alberto e Carlotta Guareschi, figli del grande scrittore, mi hanno inviato questa lettera: «Abbiamo letto il suo articolo su il Giornale di oggi (ieri, ndr) e, dopo la lettura, ci siamo sentiti confortati dall’errore tipografico che le ha fatto scrivere invece di “tempra morale” di De Gasperi, “tempra mortale” di De Gasperi. Il che - come direbbe nostro padre - è bello e istruttivo».
Ai lettori chiedo scusa per l’infortunio - uno degli innumerevoli, a volte anche molto divertenti, che costellano la storia della stampa - in cui siamo incorsi. È piccola cosa, subito rimediabile con questa precisazione. Do maggiore importanza al sottofondo polemico dell’intervento di Alberto e Carlotta. Nella mia nota accennavo tra l’altro allo scontro giudiziario di cui De Gasperi e Guareschi furono protagonisti, sottolineando che s’era trattato d’un doloroso contrasto tra due galantuomini. Gli strascichi di quella remota e triste vicenda sopravvivono tuttora, evidentemente, nell’animo dei figli di Guareschi. Posso capirli. Ma non senza sottolineare, se mai ce ne fosse bisogno, che un penoso processo d’oltre mezzo secolo fa non appanna in nessun modo il ricordo e la gloria di due uomini cui tutti noi italiani dobbiamo riconoscenza. Senza De Gasperi l’Italia sarebbe stata diversa e probabilmente peggiore. Ma anche senza Guareschi.