Gucci torna agli anni Ottanta e all’edonismo reaganiano

Per fare bene gli anni Ottanta ci vuole qualcuno troppo giovane per ricordare il lato brutto di quel decennio cruciale. Frida Giannini ha 35 anni e talento da vendere nel catturare di ogni cosa solo quel che le serve. «Mi sono ispirata a Tina Chow, una donna dal fascino androgino, un'icona di stile» ha detto ieri poco prima di far sfilare la fenomenale collezione Gucci. Intanto le modelle si sottoponevano al rito che gli addetti ai lavori italiani chiamano «trucco e parrucco» ed essendo quasi tutte bionde e con i capelli lunghi, non avevano molto in comune con la signora citata: una brunetta dal taglio cortissimo. Moglie di Michael Chow, un ristoratore anglo-cinese che negli anni Ottanta divenne miliardario, Tina è stata modella, creatrice di gioielli e infine protagonista della frenetica vita mondana dell'epoca. Più che bella era particolare, talmente affascinante da conquistare l'allora giovanissimo Richard Gere con cui ebbe un'avventura poco prima di morire nel 1992, stroncata dall'Aids ad appena 42 anni.
Scegliersi un simile personaggio come fonte d'ispirazione stilistica può anche portare alla banale rilettura storica. Invece l'intelligente ragazza che disegna il marchio delle due G è riuscita a rielaborare tutto in chiave gioiosa e piena di energia: l'estetica del cosiddetto edonismo reaganiano proprio mentre inizia la presidenza di Obama. Dunque c'erano magnifici tailleur con pantaloni stretti tanto da fare un tutt'uno con i bellissimi stivaletti alla caviglia. In alternativa per il giorno abiti tagliati come T-shirt ma stretti in vita da alte cinture di cuoio indossati sui classici leggings o fuseaux che dir si voglia nei classici abbinamenti degli anni Ottanta: nero e blu elettrico, nero e bianco, nero opaco e nero lucido. Davvero fenomenali i capi in pelle e pelliccia ricamati con paillettes e fili iridescenti come il guscio di uno scarabeo, per non parlare dei modelli in lurex e cristalli proposti soprattutto per la sera con dettagli presi dal mondo dello sportswear. Tutto aveva un nuovo sapore pur essendo comunque riconducibile allo stile di quegli anni formidabili e pericolosi.
Sullo stesso registro la collezione di Alessandro Dell'Acqua che è partito dalle foto di Bill King (un altro personaggio iconico dei cosiddetti Eighties) per costruire un'immagine femminile forte e selvaggia con doppie pellicce in volpe della Patagonia, altissimi stivali dal tacco a stiletto in metallo e una marea di decorazioni teatrali. C'era un microabito in pelle ricamato con cristalli, borchie, catene e poi ingabbiato nel tulle. Bellissimo il pullover fatto con un particolare filato giapponese.
A tanta erotica selvaggeria fa da perfetto contraltare l'elegantissima collezione di Bottega Veneta disegnata da Tomas Maier. Il designer tedesco stavolta punta sul contrasto tra forme semplicissime e materiali ultralussuosi come la nappa color cognac di un vestito da giorno indimenticabile oppure il velluto di raso ricamato a cristalli dei modelli corti da sera. Sul ricamo, comunque, nessuno è riuscito a scrivere una pagina nuova quanto il giovanissimo Gabriele Colangelo, 25 anni e un talento unico nel lavorare la costa delle plissé in verticale dei suoi tubini con minuscole canottiglie di vetro. C'erano inoltre un superbo tailleur in tessuto e pelliccia fusi insieme oltre a un cappotto che al pubblico costerà 700 euro pur essendo una specie di capolavoro in cashmere nero e inserto agugliato verde iridescente. Rossella Jardini ha fatto per Moschino una serie d'impeccabili modelli sartoriali tra cappotti, tailleur, e abiti dalla gonna sbuffante stile New Look di Christian Dior in questa preziosa tinta. «Gli anni Ottanta? - dice la signora - li ho vissuti e penso siano stati uno dei periodi più brutti della moda. Secondo me adesso bisogna andare avanti nella ricerca e nell'approfondimento di quel che sai far bene». Nel suo caso il classico in salsa nuova.