Guccini, in concerto come nella vita

«Anche senza album da promuovere, Francesco Guccini, voce e coscienza dell'Italia musicalmente impegnata, non riesce a stare lontano dal proprio pubblico». Mai presentazione è stata più veritiera di quella scelta dalla Duemilagrandieventi di Vincenzo Spera per annunciare il concerto di questa sera (ore 21) al Vaillant Palace di Genova. In un'epoca nella quale il lancio di un prodotto Guccini regala il suo eterno remare controcorrente offrendosi ai suoi fedelissimi per il solo gusto di farlo. È un rito che nel suo intimo Guccini rinnova dal 1957, quando, come egli stesso ricorda, «sono nato musicalmente, con una chitarra avuta in regalo». L'esordio vero risale a dieci anni più tardi, con canzoni che si presentano da sole: da Noi non ci saremo ad Auschwitz. Brani che lo fanno irrompere nella storia della musica italiana dalla porta principale. Nel '70 l'incontro professionale con il pianista Vince Tempera e il batterista Ellade Bandini, che ancor oggi lo accompagnano, segna una prima svolta. Ma è nel '72, con l'album Radici, che si compie il salto artistico e qualitativo: da lì in poi è un florilegio di opere che costituiscono, ognuna, una piccola grande perla. Ma sono anche la testimonianza diretta dell'inquieta ricerca esistenziale che muove Guccini: il tempo che scorre, la ricerca delle origini e tutto ciò che riguarda le dinamiche del sociale - dall'ipocrisia borghese a un tema drammatico come l'aborto - fanno di lui più un filosofo che un cantautore, almeno nell'accezione classica del termine. Scriverà di lui Umberto Eco: «Guccini è forse il più colto dei cantautori, la sua poesia è dotta, intarsio di riferimenti...». Musica e testi attraversano intere generazioni e i suoi spettacoli hanno ogni volta un che di miracoloso: accorrono in migliaia, non attratti da effetti scenici inesistenti, bensì solo dalla suggestione di una voce e dalla comunione emotiva fra pubblico e interprete.
Oggi un concerto di Guccini, e così sarà questa sera a Genova, è come una mostra d'autore: tanti quadri di vita, nei quali ognuno - adolescenti, adulti, anziani - cerca e trova un proprio privato, liberando emozioni e sensazioni che il quotidiano tiene nascoste. A volte per pudore, a volte per la necessità di sottrarsi al dolore, persino, che tale ricerca può provocare. A suo modo, Guccini offre una via d'uscita alle nostre ombre, ma le esorcizza nella consapevolezza della loro esistenza. Anche qui, ma non solo, si innesta l'impegno politico esercitato attraverso la sua arte. Ma è un «politico» nel senso più nobile: politico è il suo modo di raccontare le cose, mai avulse dalla realtà, politico è il suo modo di poetare o narrare (ognuno scelga la definizione secondo la propria emozione), politico è il suo affidare a chi ascolta i ma, i forse, gli oppure con cui dissemina pensieri suscettibili di diverse interpretazioni.
Quel che è certo è che Guccini non bara mai. Cantautore, ma anche scrittore, autore di fumetti e di colonne sonore, attore ed esperto di glottologia, teatro e lessicologia, Guccini declina nei modi più vari un'ecletticità artistica che lo rendono se non unico, certo appartenente alla genìa dei grandi. In più, ci mette una generosità non di rado sconosciuta a chi annega nell'egoismo il dono della propria genialità. E, alla fine, questo fa la differenza. Questo lega Guccini e il suo pubblico in una comunione metafisica, laica e musicale.