GUCCINI la locomotiva fischia ancora

Show a metà tra passato e presente. Gli arrangiamenti delle canzoni sono ogni volta nuovi, spesso «jazzati»

Antonio Lodetti

«Guccini non è un cantastorie, è un cantapensiero, il più alto, il più vero, il più sparpagliato che si conosca», scrive Roberto Vecchioni. Francesco Guccini, il «Maestrone» per gli amici, riprende la strada della tournée e domani sera fa tappa al Forum. Il fisico possente un po’ troppo appesantito, chioma e barba incanutite, lui continua a raccontare passioni private e storie collettive. Forse lo si vede un po’ meno alla mitica Osteria delle Dame; forse non passa tutte le notti a bere e cantare fino all’alba, ma nessuno come lui canta il mondo dei perdenti e degli ubriachi in brani come Per quando è tardi («Si discute delle rivoluzioni mai vissute, e degli amori fatti di bevute, e di carriere morte nel bicchiere, nelle sere a gambe aperte con il mondo in mano, cantando mentre sputano lontano, come se fosse in faccia all’universo») o Canzone di notte n.2 («ma i moralisti han chiuso i bar e le morali han chiuso i nostri cuori e spento i nostri ardori. È bello ritornar normalità, è facile tornare con le tante stanche pecore bianche, scusate non mi lego a questa schiera morrò pecora nera»). Canta i suoi personaggi strani come Il frate, un prete spretato e vestito di stracci realmente vissuto e soprattutto la poesia di Un vecchio e un bambino, Canzone della bambina portoghese, la commovente Incontro. Brani spesso tristi (il bellissimo album Stanze di vita quotidiana era estremamente drammatico) ma tagliati con beffarda ironia e con l’incredibile profondità del realismo. E pensare che da ragazzo Guccini non era partito alla grande. Quando negli anni Sessanta entrò negli studi milanesi della Emi per incidere Folk Beat N.1, il capo dei tecnici del suono gli disse: «Cambi mestiere oppure, se vuole ostinarsi a cantare, cambi genere, perché mi mette addosso una tale tristezza che mi vien voglia di suicidarmi».
Ma Francesco non è cambiato, da buon antidivo che preferisce una bottiglia di rosso alle luci della ribalta e un paio di Clarks ai richiami modaioli, non cambia la sua visione dell’arte e della vita. Scrive anche canzoni impegnate (La locomotiva è un cavallo di battaglia della protesta in Italia) come ha fatto anche di recente con Canzone per il Che (su testo di Manuel Vazquez Montalban) o Piazza Alimonda che hanno il passo della riflessione e della denuncia sociale. «Ma non ho mai composto canzoni politiche - sottolinea sempre - casomai esistenziali. Rivendico le mie idee ma non ho mai sopportato di essere considerato una specie di santo pronto a correre qui e là a difendere questo o quello».
Francesco Guccini sempre uguale e sempre diverso, oggi anche autore di romanzi di successo e pronto a pubblicare un nuovo giallo del maresciallo Santovito. Inizierà come sempre i suoi concerti con Canzone per un’amica ma gli arrangiamenti dei brani sono ogni volta nuovi, elaborati dalla sua band con arrangiamenti coloriti e spesso jazzati. Nello show ci sarà anche qualche inedito: quasi sicuramente Su in collina (preludio ad un nuovo album) rilettura di una poesia dialettale di Gastone Vandelli. Un percorso sonoro in equilibrio tra presente e passato che viaggia tra il Guccini folkeggiante degli esordi e l’osservatore acuto, disincantato e ironico della realtà, fino al «Guccini omerico - come lo ha definito Umberto Eco - e cantore di vaste pianure che non è un velocista ma un Bartali che macina sulle montagne e vince tenendo duro sui percorsi lunghi».
Francesco Guccini
domani ore 21 al DatchForum
info: 02-5810344