«Gucha» è bello e molto insolito

da Berlino

Di un film di Dusan Milic non si può fare un titolo come Piccoli registi crescono: lui è alto come Eastwood! I serbi sono molto prestanti... Lui li ha conquistati col caustico, amaro e divertente Jagoda - Fragole al supermercato (2003, dvd Fandango), arrivato anche in Italia. Alla Berlinale, Milic ha ieri presentato il secondo film, Gucha - Distant Trumpet. Titolo cinefilico, perché evoca quello originale dell'ultimo film di Raoul Walsh (in Italia apparso come Far West). In effetti Gucha è una sorta di western serbo che ricalca sia Giulietta e Romeo, sia Un uomo tranquillo. Riferimenti ambiziosi, ma presi con autoironia: Gucha è opera piena di gioia di vivere, dove un amore fra adolescenti (Aleksandra Manasijevic e Marko Markovic) è reso difficile ma anche emozionante dal fatto che lei è una serba bianca e lui un serbo nero, cioè zingaro. Il padre di lei osteggia l'unione, ma suona la tromba. E cederà davanti alla maggior bravura con la medesima dell'aspirante genero. Nulla di insolito nella trama, molto di insolito nel modo di raccontare, con due ragazzi minorenni nei rispettivi ruoli. A proposito: realmente membro di un'orchestra, quindi lavoratore, Markovic ha avuto il visto tedesco per venire al Festival; non la Manasijevic, studentessa: le autorità tedesche hanno temuto che ne approfittasse per diventare un'emigrante clandestina. Anche questo sarebbe lo spunto per un film.