La guerra della bambole: la rivale della Barbie accusa la Mattel di «spiare»

La Mga Entertainment, produttrice della «Bratz»: da 15 anni ottengono informazioni privilegiate sulle nuove linee dei nostri prodotti, prezzi e strategie di marketing. Mattel respinge: «È un cinico tentativo di spostare l'attenzione dai loro errori»

La «guerra delle bambole» si inasprisce e prosegue a colpi legali. A caccia della rivincita Mga Entertainment, la produttrice dell'anti-Barbie, la Bratz, accusa Mattel di spionaggio e di furto di segreti commerciali: una pratica che - in base ai documenti depositati da Mga - Mattel avrebbe portato avanti per almeno 15 anni, ricorrendo a false credenziali e falsi nomi per garantire l'accesso ai suoi dipendenti alle fiere e agli showroom di società di giocattoli rivali, al fine di ottenere informazioni privilegiate su nuove linee di prodotti, prezzi e strategie di marketing. Mattel respinge seccamente le accuse: «È un cinico tentativo di spostare l'attenzione dagli errori di Mga» afferma un portavoce della società. Il riferimento è alla battaglia legale in corso da anni fra Barbie e Bratz, con Mattel che accusa Mga di aver assunto alcuni otto suoi ex dipendenti che hanno portato con loro documenti confidenziali. Nelle 53 pagine depositate presso un tribunale della California, Mga spiega la pratiche a suo avviso sleali adottate da Mattel che, attraverso un gruppo di intelligence interna, avrebbe ottenuto in base a falsi nomi le credenziali per accedere ai showroom privati di Mga, Hasbro e altri produttori di giocattoli destinati solo a distributori e dettaglianti. Mattel «ha fatto questo per mantenere un vantaggio competitivo illegale nell'industria dei giocattoli, per promuovere la propria reputazione di società etica e soprattutto, dal punto di vista di Mga, per ingannare un giudice federale ed indurlo a ritenere che Mattel sia brava e Mga cattiva», spiega Mga nei documenti sottoposti alla giustizia. La nuova battaglia nell'ambito della guerra fra Mattel e Mga arriva a poca distanza dalla decisione dalla corte d'appello del Nono Distretto che, in una sentenza storica, ha capovolto quanto stabilito nel 2008 da un tribunale della California, che ha imposto a Mga di pagare 100 milioni di dollari a Mattel visto che il designer di abiti di Barbie, Carter Bryant, era sotto contratto con Mattel stessa quando ha iniziato a disegnare le bambole Bratz per Mga. La corte d'appello ha capovolto la sentenza, restituendo Bratz a Mga e al suo fondatore Isaac Larian, che negli anni ha investito milioni di dollari nello sviluppo di Bratz e nelle sua battaglia con la Barbie di Mattel. In seguito alla decisione la guerra torna anche a giocarsi sugli scaffali: la popolarità di barbie è in ascesa con il successo del film Toy Story 3, mentre Bratz stenta avendo mantenuto il proprio look per anni senza alcuna modifica.